semacode

Ancora su reale/virtuale.

Semacode è un altro progetto che aggiungo alla lista di quelli già citati. Il funzionamento è analogo a quello degli esempi già visti anche se questa soluzione si presenta come una piattaforma aperta per l’ubiquitous (ubiquità è uno dei linguaggi dei media-mondo) computing.

In pratica ogni semacode rappresenta un indirizzo internet. Quando si fotografa il semacode la risorsa Interent di riferimento viene scaricata e mostrata sul display del telefono.

Ad esempio fotografando questo semacode:

i media-mondo

l’applicazione mostra sul display il blog che state leggendo adesso.

Particolarmente interessante il blog del progetto che descrive le applicazioni della tecnologia e riporta le voci della blogosfera in proposito.

re:virtuale

Sulla scia di quanto scritto da Fabio partendo dai QR codes sulla distinzione sempre più difficile tra online e offline mi vengono in mente due notizie di qualche giorno fa, separate ma solo all’apparenza.

1) Google, particolarmente attivo in quest’ultimo periodo, ha lanciato un nuovo servizio basato sugli SMS. In sostanza è possibile interrogare google attraverso l’invio di un SMS debitamente strutturato. A cosa serve? A trovare la pizzeria più vicina, ad esempio.

Questo servizio, per ora in funzione solo negli USA, mette in luce come Google non sia più un motore di ricerca per siti internet, ma un motore di ricerca del/nel “reale”. O meglio: come si vada perdendo la percezione di una differenza tra quello che esiste in rete (online) e quello che esiste al di fuori della rete (offline). Cercando di evitare i facili toni apocalittici questa cosa è interessante anche perché è bidirezionale, come è possibile vedere da alcuni esempi: 2)Reality Mining è il titolo di un articolo che analizzando l’attuale tasso di crescita di sensori vari connessi alla rete ipotizza come a breve sarà sempre più possibile agire sul mondo (reale) attraverso la rete. Questo ci porta dritti dritti nelle logiche del controllo contemporaneo dove la rappresentazione (video-digitale) è l’anticamera dell’azione.

Virtuale/Reale

I cellulari in commercio dotati di fotocamera sono ormai numerosi. Molto si è detto sull’impatto sociale di questi device ma, come a volte accade, sono gli utilizzi che, pur essenso iscritti nel mezzo non sono immediatamente evidenti, ad essere i più interessanti.

E’ certamente questo il caso dell’uso dei QR codes. La logica di funzionamento è analoga a quella dei codici a barre.

L’idea è che questa nuova specie di codice a barre può essere letta attraverso le fotocamere dei cellulari.

A questo punto si aprono scenari interessanti sopratutto se il QR code rappresenta un puntatore ad una risorsa digitale che può essere fruita sul display del telefono.

Uno scenario possibile è il seguente: in un negozio i prodotti sono equipaggiati con questi codici. Passo dallo scaffale, scatto con il mio telefono ed ottendo in risposta (via wi-fi o gprs ad esempio) le informazioni sul prodotto (prezzo, data di scandeza, etc.). Oltre alle informazioni inserite dal negoziante posso anche leggere i commenti degli altri compratori sul prodotto ed eventualmente lasciare ai visitatori futuri i miei 2 cents in proposito.

Su questo stesso tema esistono ormai numerosi progetti:

PaperLinks: la maggior parte degli studenti quando riceve un materiale didattico in digitale la prima cosa che fa è stamparlo per leggerlo con maggire agio. Alcuni materiali, tuttavia, sono stati pensati con una logica ipertestuale e con contenuti multimediali che nella stampa si perdono. L’idea di PaperLinks, relizzato nell’ambito del progetto MobiLearn, consiste dunque nello stampare in corrispondenza di questi contenti dei codici che possono essere letti (in vario modo) e che fungono da puntatori a risorse multimediali che possono essere fruite dal display di un device portatile;

SpotCodes: Progetto dei laboratori della Intel in collaborazione con l’Università di Cambridge- Ne parla il New York Times di oggi nell’edizione online. Il progetto è esemplificato molto bene dagli esempi sul sito;

Advanced User Resource Annotation system: Progetto di Microsoft Research. Ne parla Howard Reingold in questo articolo su TheFeature;

Urban Tapestries: un progetto di ricerca leggermente diverso descritto in un post sul LearningSpace dedicato al corso di Sociologia dei new media.

Inoltre:

QR code generator: Per chi volesse costrirsi il suo QR code da inserire magari sul biglietto da visita;

Infine: Da non perdere infine questo illuminante esempio.

Star Trek e 9/11

Ho recentemente avuto la possibilità di guardare le prime due puntate della terza stagione dell’ultima serie di Star Trek denominata Enterprise (in Italia La 7 trasmette in queste settimane le prime puntate della seconda stagione).

Come forse saprete questa serie è concepita come un prequel rispetto a quanto accaduto fino a quel punto nell’universo di Star Trek e narra quindi di avvenimenti precedenti anche ad i viaggi di Kirk e Spock.

A differenza delle prime due stagioni, incentrate essenzialmente sul classico paradigma dell’esplorazione, nella terza l’equipaggio di Enterprise ha una missione precisa da compiere.

Tutto inizia con l’ultima puntata della seconda stagione (First Air Date: 05.21.2003)…

***

When a probe from an unknown alien source unleashes a devastating assault upon Earth, Enterprise is recalled, then sent to search for the perpetrators.

(dal sito ufficiale di Star Trek)

***

Il tema dominante della terza stagione è dunque il viaggio alla ricerca del colpevole di quello che potremmo chiamare, con una perifrasi giornalistica molto in voga, un barbaro atto di terrorismo.

Nella seconda puntata (First Air Date: 09.17.03) il capitano Archer ricorre, per ottenere delle informazioni da un avversario, alla tortura (per asfissia) dopo il seguente scambio di battute:

(…)

Archer: Questo è un rischio che devi correre perchè le alternative saranno MOLTO meno piacevoli.

Prigioniero: (sogghigna) Non credo che saresti a tuo agio a torturare un altro uomo. Tu ed il tuo equipaggio siete troppo civilizzati per farlo.

(…)

Ora, considerando che Star Trek è comunemente considerata una serie che incarna il politically correct, i valori della tolleranza, del rispetto dei valori degli altri e della convivenza nel rispetto delle differenze, mi è sembrato che questo episodio rappresentasse una svolta senza precedenti.

P.S. E questo senza contare l’assonanza fra Suliban (la principale razza avversaria delle prime due serie) e Taliban. 🙂

trasferta, moblog ed open source

Due giorni ad un convegno in Austria per presentare un intervento nato dalle esperienze dei progetti MyTd e NPP. L’occasione giusta per sperimentare un pò di soluzioni tecnologiche, per sperimentare il così detto moblogging (in questo momento stiamo viaggiando in autostrada vicino a Udine e siamo collegati via GPRS) e per cercare di capire a che punto è arrivata, in europa, la ricerca sulla didattica supportata dalle nuove tecnologie. La cosa migliore: una bottiglia di pura acqua “open source” che custodiamo gelosamente accanto a noi.

Un linguaggio per il post-moderno

Questa settimana abbiamo ospitato presso la Facoltà di Sociologia di Urbino un convegno nazionale su Comunicazione e globalizzazione, nell’ambito delle attività della Consulta della Ricerca dell’Associazione Italiana di Sociologia.

Gli interventi ed i workshop hanno presentato numerosi spunti interessanti che hanno confermato, in generale, le difficoltà che comporta il descrivere con categorie sociologiche tradizionali la società contemporanea. Proprio alla luce di questo comune denominatore, si è rivelata dunque indovinata la scelta degli organizzatori di invitare, in qualità di guest speaker, Michel Maffesolì che da anni, sulla scorta di una tradizione filosofica e sociologica francesce consolidata, denuncia la crisi dei valori e delle categorie scientifiche tradizionali.

A margine del convegno, Michel Maffesolì (oltre ad aver presentato I media-mondo) ha tenuto una lezione per i giovani ricercatori della facoltà nella quale ha ricostruito, a mio avviso in modo straordinariamente chiaro, i temi principali del suo pensiero. Sulla base di quanto ascoltato ho potuto costruire il seguente quadro sinottico che contrappone alcune delle caratteristiche del moderno a quelle del così detto post-moderno.

Modernità Post-modernità
Evidenza Cose evidenti (l’evidente)
Spiegare Pieghe (Deleuze)
Mono-teismo, mono-ideismo scientifico (riduzione all’uno) Politeismo
Energia orientata al Futuro Energia orientata al Presente
Progresso (salvezza/salvatore) Presenteismo (nomadismo, valori dionisiaci, tribalismo)
Dialettica come tesi/antitesi/sintesi Ragione sensibile (torsione fra ragione ed essenza/sensi)
Linearità Spiralità
Perfezione Completezza – Totalità interagente (coincidenza degli opposti)

La tabella non pretende ovviamente di riassumere la raffinatezza (già impoverita dalla traduzione) e profondità dell’esposizione nè di essere auto-esplicativa per chi non avesse una certa dimistichezza con il pensiero dell’autore francesce. Quello che qui interessa, è evidenziare la natura delle caratteristiche attribuite alla post-modernità. A ben guardare infatti tutte le sfumate categorie proprie del post-moderno (e finanche la stessa parola post-moderno) traggono senso da una opposizione rispetto al moderno. In altre parole il post-moderno è descritto e spiegato nei termini del moderno. Questo paradosso mi ha fatto tornare in mente il concetto di singolarità recentemente introdotta da Bruce Sterling nel dibattito fututologico.

Eppure, come lo stesso Maffesolì ha evidenziato trattando del passaggio dalla medioevalità alla modernità, paradigmi diversi convivono per lunghi periodi di tempo con i rispettivi linguaggi e visioni del mondo. Ad una mia specifica domanda sulla possibilità di costruire o mutuare un linguaggio che definisca il post-moderno in termini post-moderni, Maffesolì ha risposto dicendo che il nostro radicamento culturale e filosofico nel moderno è tale da rendere questa operazione difficile; d’altra parte come si potrebbe descrivere la post-modernità ai moderni se non usando il loro linguaggio?

L’operazione dei filosofi del post-moderno è infatti, da questo punto di vista, riuscita. Il messaggio è giunto a destinazione. Il post-moderno c’è ed è diverso dal moderno.

A questo punto tuttavia si può e (forse di deve) tentatare di descrivere questa post-modernità con un linguaggio autonomo che si presti anche ad un efficace uso operativo che le categorie “fuzzyficate” costruite con le parole della modernità non possono garantire.

Personalmente ho la sensazione che un linguaggio come questo vada cercato in quelle aree delle scienze della complessità che hanno accettato il paradosso come fondamento e matrice della propria esistenza. Per questo motivo ho deciso di provare, quasi per gioco, a costruire la seguente tabella.

Post-modernità ?
Cose evidenti (l’evidente) Marked Space (il lato indicato di una distinzione)
Pieghe (Deleuze) un-Marked Space (il lato distinto)
Politeismo Teoria dell’osservazione
Energia orientata al Presente Chiusura operativa – Auto-referenza
Presenteismo (nomadismo, valori dionisiaci, tribalismo) Contingenza
Ragione sensibile (torsione fra ragione ed essenza/sensi) Logica delle distinzioni
Spiralità Causalità circolare
Completezza – Totalità interagente (coincidenza degli opposti) Unità della distinzione (Marked/un-Marked Space)

Come si dice nei newgroup di Internet: Hope it helps.

P.S. Si accettano suggerimenti per sostituire il punto interrogativo nella seconda colonna.

Prove di pensiero di GIOVANNI BOCCIA ARTIERI

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