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Le news per un adolescente

Mia figlia torna da scuola. La aspetto per raccontargli di cosa è successo a Brindisi a una ragazza come lei, che magari si è alzata presto pe ripassare, che un po’ insonnolita ha preso l’autobus per andare a scuola, che stava chiacchierando con un’amica. Non ci possa fare niente, come a molti anche a me è venuta subito in mente lei, che è andata a scuola con la naturalità di sempre e che ha più o meno la stessa età della vittima.

Appena comincio a parlare mi interrompe subito, mi dice che lo sa già. E che non è “una” ragazza, si chiama Melissa. Per lei non è un fatto astratto raccontato dalle news, stiamo parlando di una vita concreta che, negli stati di connessione, si è istantaneamente raccordata alla sua.

Sì perché ha letto su Twitter, nell’intervallo, la tristezza di una sua “amica” di Brindisi e le ha chiesto a cosa era dovuta. Una di quelle amicizie che portano a sceglierti e leggerti quotidianamente nella timeline perché condividi una passione: un gruppo musicale, una celebrity, un film…

Le parole twittate dall’amica le ha fatto aprire un sito di news per condividere con alcuni compagni  di classe l’accaduto. L’astratto si fa immediatamente concreto, per loro, nel momento in cui una news gli arriva attraverso la loro cornice sociale, una cornice che comprende i social media e le relazioni che lì dentro vivono quotidianamente.

Tornata a casa, ha voluto capire meglio durante il pranzo chi erano Falcone e Borsellino, perché nella sua timeline assieme all’emotività c’è molta confusione e i tweet parlano in caduta libera di una storia molto recente per noi ma così distante per loro. La confusione di adolescenti che rilanciano attraverso i tweet umori e sentimenti, gli stessi che li portano a cercare magari su Facebook la pagina di Melissa e lasciare un commento, accendere la loro candela simbolica, ritualità di un lutto connesso. Il resto è giornalismo del dolore che racconta questa emotività andando a sbirciare nel wall di Melissa o che incolla nei propri siti le foto “rubate” dalla galleria su Facebook di una ragazzina. È inutile indulgere in moralismi, questo modo di fare notizia non nasce né morirà con i social media, eppure, come scrive Barbara:

Lasciamo pure stare la Carta di Treviso, che tutela l’immagine dei minori nei media, uno dei documenti più citati e più negletti al mondo – d’altronde le foto erano pubblicate liberamente su Facebook senza filtri di privacy, si suppone che la ragazza fosse d’accordo a regalarle ai giornali in caso di morte prematura e in ogni caso non ce lo può confermare.

Comunque: mia figlia cerca sul web per capire meglio la Storia di quei Morvillo-Falcone a cui è intitolata la scuola che ha visto nei suoi pressi l’esplosione. Perché vuole esprimere nella sua timeline la rabbia che prova e correggere quelli che secondo lei diffondono notizie sbagliate e poco chiare sul fatto. Non sappiamo ancora se c’è una relazione stretta tra l’attentato e le mafie. Per lei però questi giorni, così prossimi al 23 maggio in cui Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e la loro scorta sono morti in un attentato mafioso, e questa esplosione devono scatenare un’indignazione, anche nella parte disattenta della sua timeline. È il suo (loro) modo di non dimenticare e fare diventare un fatto in astratto qualcosa di concreto, fosse solo un’esplosione di conoscenza della storia di un’Italia in cui dovranno iscrivere il loro futuro.

Quando l’informazione deve dire basta alla pubblicità

Le pubblicità nei siti di news hanno un sapore invasivo che spesso crea con le notizie un contesto straniante. Non parlo di quelle che in un box si distinguono come tali ma quelle che fungono da meta contesto come quelle in background o quelle che si aprono come pop-up quando state iniziando a leggere una notizia. Spesso sono solo distrazione o fastidio, altre volte raccontano l’incapacità di saper costruire un modello online in cui advertising e news possono relazionarsi con rispetto del lettore e dei fatti.

Oggi mentre i miei occhi avevano appena finito di leggere su Repubblica.it le ultime terribili notizie da Brindisi “Muoiono due ragazze di 16 anni” si è aperta un popup con questa pubblicità.

Massimo ha postato su Twitter quello che succedeva a lui sul Corriere della Sera online.

Ora, non perdiamoci in moralismi o facili j’accuse sulle testate, anche se alcune più di altre giocano con il meta contesto pubblicitario in modo più aggressivo. Oppure non creiamo distinguo tra i nativi web e le testate tradizionali. Non mi è andata meglio con il Post in cui parte un video.

Ci troviamo in un ambiente informativo complesso online in cui la lettura dei fatti tende a raccordarsi in modi forti con i vissuti relazionali, ad esempio quando leggo una news indicata da un mio friend o recuperata seguendo un #hashtag e l’emotività che troviamo espressa di fronte a determinati fatti, come capiterà a molti oggi con #brindisi. Forse affrontare in tempo reale le news richiede più semplicemente di ripensare le strategie di inserzione pubblicitaria seguendo il flusso emotivo degli accadimenti.

A volte infatti la migliore promozione (per il brand e la testata) è farla tacere.