Fausto Colombo, una vita

Oggi Fausto ci ha lasciato. E di fronte a un dolore indicibile della perdita di un amico e di un compagno di viaggio di questa avventura che è fare ricerca, l’unica prima cura che mi è sembrata possibile è stata quella di “dire”. Per questo provo a raccontarvi cosa è stato Fausto per il mondo della ricerca e dell’università. E nel farlo tentare di dire cosa è stato per la mia generazione… e per me.

Il curriculum di Fausto e quello di una generazione

Fausto Colombo è stato uno dei più rilevanti studiosi di comunicazione e media italiani, con un profilo internazionale che lo ha portato ad essere invitato in diverse università europee, a partecipare a progetti con colleghe e colleghi stranieri (penso alle COST Action che ha anche diretto) e a divenire membro dell’Academia Europaea nella sezione “Film, media and visual studies”. La sua vivacità accademica e scientifica lo ha portato ad essere direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Prorettore con delega alle attività di comunicazione e promozione dell’immagine presso lo stesso Ateneo. Dopo aver coordinato nel triennio 2011/2014 la Sezione Processi e Istituzioni Culturali dell’Associazione Italiana di Sociologia (AIS) è stato, nel 2017, fra i soci fondatori della Società Scientifica Italiana di “Sociologia, Cultura, Comunicazione” (SISCC).

Per le ricercatrici e i ricercatori della mia generazione, Fausto è stato una sliding doors che ci ha mostrato come gli studi sulla comunicazione e sui media potevano evolvere in Italia dopo gli anni fondativi, parlo degli anni Sessanta e Settanta, che avevano visto al lavoro nelle sedi universitarie studiosi come Gianfranco Bettetini (suo “maestro”, capace di muoversi fra semiotica e televisione) e Francesco Casetti a Milano (che si muoveva fra semiotica, cinema e televisione), Umberto Eco a Bologna (semiologo), Mascilli Migliorini a Urbino (comunicazione e giornalismo), Alberto Abruzzese (mediologo) prima a Napoli poi Roma…

Fausto ha saputo incrociare sensibilità teorica e di ricerca attorno ad un amalgama intellettuale capace di far dialogare cultural e media studies, e di sviluppare raffinate metodologie di analisi capaci di combinare approccio storiografico, analisi etnografica dei pubblici e analisi dei prodotti mediali. E di mostrarcela. Entrando in dialogo con la nostra generazione e quella dei suoi coetanei, ricercatrici e ricercatori che negli anni Novanta, si occupavano di storia sociale dei media, di consumi mediali, di trasformazioni tecnologiche della società…

Fausto per me

Raccontare la figura di intellettuale di Colombo non è per me però possibile senza passare da quella del collega e amico Fausto, a partire dal fatto che ho avuto la possibilità di conoscere l’autore di Ombre sintetiche. Saggio di teoria dell’immagine elettronica, testo fondativo per la scena del virtuale e del digitale che stava arrivando, mentre scrivevo negli anni Novanta la mia tesi di laurea a Bologna e di discutere con lui di ricerca con una disponibilità e in un modo paritario che nessuno studente si sarebbe aspettato.

Per poi finire per condividere negli anni percorsi di ricerca assieme alle colleghe e ai colleghi cresciuti attorno al Centro di Ricerca sui Media e la Comunicazione (OSSCOM) che Fausto ha fondato e diretto fino al 2012. Comprese le ricerche i PRIN 2006 su «La semantica generazionale nei media: prodotti culturali e vissuti collettivi nelle realtà non metropolitane» diretto da lui e quello 2009 su «Relazioni sociali ed identità in Rete: vissuti e narrazioni degli italiani nei siti di social network» diretto da me. Fino agli ultimi lavori condivisi con Guido Gili che ci hanno portato a sistematizzare un approccio alla comunicazione nel volume Comunicare. Persone, relazioni, media.

E in mezzo più di trent’anni di incontri più volte l’anno, per convegni, seminari, progetti da discutere, coinvolgimento in ricerche, telefonate per condividere idee, telefonate per raccontarsi cose della vita, pranzi e cene in città e Paesi diversi, dove, inevitabilmente, Fausto era un centro brillante di attenzione, capace di creare in un attimo relazioni fra persone anche distanti fra loro e che non si conoscevano, facendo diventare quelle tavolate opportunità di conoscenza, lavoro ed amicizia. Anni in cui la pervicacia di Fausto nel cercare di unire piuttosto che dividere studiose e studiosi, di tenere assieme anche le diversità generazionali, è diventato metodo condiviso fra molte e molti di noi. Anni in cui sapevo di avere un fratello maggiore con cui condividere pezzi di vita, oltre che di conoscenza.

Il racconto impossibile di una storia intellettuale

Se dovessi riassumere una storia scientifica così lunga e prolifica come la sua la dividerei in tre momenti, che si incrociano e si attraversano, e che incrociano e attraversano la vita di molte persone che fanno ricerca, lavorano nei media e nelle professioni della comunicazione, che con lui hanno studiato e si sono formate.

È una prima mappa asistematica, costruita solo attorno ad alcune delle sue monografie; unicamente per avere una bussola per cominciare a muoversi nella sua amplia e straordinaria pubblicistica.

Osservare la digitalizzazione

Fin dagli inizi della sua carriera scientifica, Fausto si è dedicato allo studio del legame tra digitalizzazione e trasformazioni sociali, anticipando molte delle sfide, delle opportunità e delle problematiche, che il progresso tecnologico avrebbe posto alla società contemporanea. A partire da quel suo primo lavoro, Gli archivi imperfetti (Milano: Vita e Pensiero, 1986), dove ha esplorato il rapporto tra la nascita degli archivi informatici e la memoria sociale, ponendo le basi per una riflessione critica sull’impatto della tecnologia sulla conservazione e costruzione del sapere collettivo. Successivamente, nel – mio amatissimo – saggio Ombre sintetiche. Saggio di teoria dell’immagine elettronica (Napoli: Liguori, 1990), dove ha approfondito le implicazioni culturali e teoriche dell’immagine elettronica, tracciando una linea di ricerca pionieristica sui cambiamenti apportati dalla digitalizzazione nel campo della comunicazione visiva, saggio per me fondamentale per approcciare i temi della virtualizzazione che stanno all’inizio della mia carriera scientifica.

Il fenomeno della digitalizzazione è stato poi analizzato in prospettiva più ampia insieme a Gianfranco Bettetini e Nicoletta Vittadini, ne Le nuove tecnologie della comunicazione (Milano: Bompiani, 1994; tradotto anche in spagnolo dall’editore Catedra nel 1997), e successivamente con il volume La digitalizzazione dei media (a cura di, Roma: Carocci, 2007). Questi lavori hanno affrontato una prospettiva che integra le teorie della diffusione dell’innovazione con quelle più tradizionali dei media studies, restituendo un panorama complesso e dinamico. Ne emerge l’immagine di un universo mediale fluido, in cui piattaforme e contenuti si intrecciano in modo inedito, pratiche sociali innovative si sovrappongono a quelle tradizionali, e opportunità e disuguaglianze vengono rimescolate e ridefinite, sia su scala globale che locale.

Nell’ultima fase del suo percorso, Colombo si è concentrato sull’analisi critica della rete, con particolare attenzione ai social media e ai loro effetti sociali e politici. Nel volume Il potere socievole. Storia e critica dei social media (Milano: Bruno Mondadori, 2013), ha offerto un’interpretazione profonda delle dinamiche relazionali e di potere che emergono nell’ecosistema digitale mostrando l’impatto dei social media, esplorandone non solo l’utilità e la seduzione, ma anche le origini economiche e filosofiche, i conflitti che ospitano e i poteri nascosti dietro la loro apparente apertura e uguaglianza.

Sguardi teorici su comunicazione e media

Gli interessi teorici di Fausto per l’ambito della comunicazione e dei cultural and media studies lo ha portato a confrontarsi con la dimensione della produzione culturale, ben espressa nel volume con Luisella Farinotti e Francesca Pasquali I margini della cultura. Media e innovazione (Milano: FrancoAngeli 2001) in cui, nel primo capitolo, traccia il quadro teorico di riferimento per il concetto di confine o margine nell’ambito del dibattito sull’industrializzazione della cultura, confrontandosi con quel modello del diamante culturale di W. Griswold che , in quegli anni, gli abbiamo visto smontare e rimontare durante diversi convegni.

Ne Il testo visibile. Teoria, storia e modelli di analisi (Roma: Carocci 1996) con Ruggero Eugeni, si confronta con il tema dell’immagine, analizzandone il ruolo sociale e fornendo una attrezzatura analitica per interpretarne le forme e spiegarne i meccanismi comunicativi. La centralità dell’immagine viene poi ripresa molti anni dopo nel lavoro Imago Pietatis. Indagine su fotografia e compassione (Milano: Vita e Pensiero 2018) in cui Fausto esplora l’impatto simbolico e comunicativo dell’immagine di Alan Kurdi, intrecciando analisi sociologiche, storiche e personali per indagare il ruolo delle fotografie iconiche nella memoria collettiva, nella costruzione dell’empatia e nella riflessione sul discorso umanitario.

I media vengono affrontati da Fausto da molti punti di vista ma qui voglio lasciare il fermo immagine su due momenti.

Il primo è il volume Media e generazioni nella società italiana (Milano: FrancoAngeli 2012), curato con Luigi Del Grosso Destreri, Francesca Pasquali, Michele Sorice e me, mette a terra la ricerca PRIN 2006 raccontando il rapporto tra generazioni e media da una prospettiva sociologica, basandosi su una vasta ricerca bibliografica e sul campo, focalizzata su quattro generazioni italiane ma con implicazioni globali. Emergono, qui, nuove dinamiche, con una generazione globale che si esprime attraverso la rete e i social media, rompendo con le tradizionali logiche del broadcasting.

Il secondo è rappresentato da Ecologia dei media. Manifesto per una comunicazione gentile (Milano: Vita e Pensiero 2020) dove propone un approccio ecologico ai media, analizzandoli come un ecosistema in evoluzione, capace di offrire opportunità ma anche di inquinare il nostro universo simbolico. Attraverso riflessioni teoriche ed etiche, Fausto ci invita a una comunicazione più consapevole e gentile, orientata al rispetto, alla relazione umana e alla sostenibilità culturale.

I suoi interessi per le dinamiche politiche e partecipative e per Michel Foucault, studiato per anni e portato da Fausto nell’alveo della riflessione sociologica, lo portano a scrivere Verità e democrazia. Sulle orme di Michel Foucault (Milano: Mimesis 2022) in cui, di fronte a sfide come individualismo, populismo e tecnocrazia, esplora il legame tra verità, politica e cura nella società contemporanea, ispirandosi al pensiero di Michel Foucault per riflettere sulla necessità di ridefinire i valori democratici oggi.

È con Comunicazione, Cultura, Società (Editrice La Scuola 2012), scritto con il collega e amico Guido Gili, che sistematizza l’approccio teorico alla comunicazione. Per poi svilupparlo ulteriormente nel nostro Comunicare. Persone, relazioni, media (Roma-Bari: Laterza 2022), scritto con Guido e me, in cui la comunicazione viene analizzata attraverso un modello tripartito come attitudine, come rel-azione, come attività funzionale e che ho raccontato più pienamente qui. Gli anni che abbiamo passato a lavorarci, a confrontarci, a smontare e rimontare paragrafi, l’esperienza di anni di didattica che ci abbiamo messo dentro, le ore passate con fausto che ci raccontava come analizzava oggetti comunicativi con studentesse e studenti nelle classi, mi fanno dire che questo volume è una sua eredità intellettuale capace di raccontare molto del suo percorso, che è poi anche il nostro.

Per una storia sociale dei media

Un tema che Fausto Colombo ha indagato con continuità e profondità è, appunto, quello della storia sociale dei media in Italia, un campo di studio al quale ha contribuito con opere fondamentali che hanno segnato un punto di riferimento per la ricerca in questo ambito.

Tra i suoi lavori più significativi, La cultura sottile. Media e industria culturale in Italia dall’Ottocento agli anni Novanta (Milano: Bompiani, 1998) rappresenta un’analisi pionieristica del rapporto tra i media e l’industria culturale, offrendo una prospettiva storica sull’evoluzione dei consumi culturali e sul ruolo dei media nella modernizzazione del Paese. Da quel lavoro nasce anche il suo blog La cultura sottile, in cui per anni (dal 2008 al 2011) partecipa al dibattito culturale dal web. Tutti noi ricordiamo le quattro figure metaforiche-guida che Fausto introduce per ripercorrere la genealogia dei rapporti fra industria culturale ed evoluzione dell’Italia: il grillo (quello di Le avventure di Pinocchio) e il corvo (quello di Uccellacci e uccellini di Pierpaolo Pasolini), che presiedono alla strategia pedagogizzante e il topo (la versione italiana di Mickey Mouse, Topolino) e il gatto (il Telegatto, vero e proprio Oscar della TV italiana) che guidano la strategia dell’intrattenimento. Con Boom. Storia di quelli che non hanno fatto il ’68 (Milano: Bompiani, 2008), Colombo ha ampliato lo sguardo sulla società italiana mettendo assieme ricordi, speranze e disillusioni di una generazione, quella dei baby boomers, tracciando – con interviste in profondità – un ritratto corale, attraversando la condivisione di prodotti culturale che hanno marcato le loro vite, intrecciando i media con le traiettorie esistenziali di una generazione ai margini delle grandi narrazioni.

In Il Paese leggero. Gli italiani e i media tra contestazione e riflusso (Laterza: Bari, 2012), ha esplorato le trasformazioni culturali dal 1967 al 1994, indagandone gli immaginari attraverso i discorsi che competono per l’egemonia, mostrando come i media abbiano riflesso e alimentato un’epoca di transizione, tra la contestazione politica e il riflusso verso una cultura più leggera, come la musica. Poi, con l’opera collettiva Storia della comunicazione e dei media in Italia. I media alla sfida della democrazia (1945-1978) (Milano: Vita e Pensiero, con R. Eugeni), viene raccontato come i media abbiano accompagnato il tumultuoso percorso di modernizzazione dell’Italia del dopoguerra. Teatro, giornalismo, editoria, radio e televisione non solo hanno scandito le trasformazioni economiche e sociali del Paese, ma hanno contribuito a educare, divertire e informare generazioni di italiani, diventando attori chiave nel processo di costruzione di una democrazia moderna. Attraverso l’analisi dei consumi culturali e delle dinamiche di produzione, il volume offre un vivido affresco della cultura mediale italiana in un periodo di profonde metamorfosi.

E, infine, va citato il libro su cui stava lavorando con Lorenzo Luporini, nipote di Giorgio Gaber, e che ha anticipato nella sua “ultima” lezione aperta tenuta il 13 novembre 2024 da docente in Cattolica (qui una intervista di sintesi) Storie e declinazioni della cultura popolare italiana. Un lavoro genealogico sul senso della cultura popolare in Italia che gli stava molto a cuore e di cui abbiamo discusso anche nella nostra ultima telefonata, quando mi ha detto che era felice di aver trovato il modo di chiudere in particolare l’analisi de “L’Inferno di Topolino” (1949). Una storia a fumetti pubblicata da Arnoldo Mondadori scritta da Guido Martina e disegnata da Angelo Bioletto, su cui aveva trovato moltissimo materiale… tornando, così, a quel “topo” che ha indicato la via artigianale italiana all’industria culturale e che, forse, gli ha consentito di riandare, da studioso maturo, alla memoria di bambino che attorno a quel fumetto viveva gli anni del boom.

Un pensiero riguardo “Fausto Colombo, una vita

  1. Il professor Fausto Colombo sopravvive nei nostri ricordi 🧠. Il suo lavoro 📚 innescherà le riflessioni di molte generazioni nel futuro, sia prossimo che remoto. Inoltre, grazie alle parole che gli dedicare sopravvive anche nei cervelli 🧠 di coloro che, come me, lo hanno conosciuto solo marginalmente. Tutto il mio affetto vi raggiunge con un abbraccio 🤗, per il momento, virtuale📱.🫀🧠

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