Comunicare. Persone, relazioni, media. Un nuovo approccio allo studio della relazione comunicativa.

Esce in questi giorni un lavoro sulla comunicazione a cui tengo molto e che ci ha richiesto qualche anno di confronti, scritture condivise e fine settimana rubati agli affetti.

Abbiamo lavorato con Fausto Colombo e Guido Gili su revisioni continue tra noi che hanno finito per far perdere l’identità di chi ha scritto cosa. Una lezione di umiltà sulla scrittura e sulla fiducia reciproca.

È pensato per studentesse e studenti le cui esperienze sono parte di un ambiente in cui il digitale c’è dall’inizio.

Il volume offre un’introduzione agli studi sulla comunicazione seguendo due intenzioni principali.

La prima consiste nell’illustrazione dei meccanismi fondamentali della comunicazione – sia interpersonale sia mediata – attraverso una serie di capitoli che sviluppano linearmente gli elementi della comunicazione stessa (che cosa è comunicazione e cosa no; quale ruolo svolgono i soggetti implicati; quali ne sono gli scopi, eccetera).

La seconda intenzione consiste nel porre una particolare attenzione allo stato attuale della comunicazione, soprattutto digitale e via web, sia perché essa pone problemi in parte nuovi (anche se non rimuove le questioni più classiche), sia perché costituisce l’ambiente naturale degli studenti che sono i destinatari del volume, cui si cerca di dare strumenti per la valutazione e la produzione di una comunicazione consapevole e di qualità.

Al cuore del lavoro trovate un modello di analisi e comprensione della comunicazione che si traduce in questo schema:

Tre piccole note per comprendere questo schema di sintesi:

a) La comunicazione come attitudine non si esprime visibilmente attraverso forme linguistiche, ma naturalmente può condizionare atteggiamenti generali, sentimenti e comportamenti.

b) Viceversa, sia la comunicazione come rel-azione che la comunicazione come attività funzionale necessitano del linguaggio, nella sua multimodalità (per questo parliamo di linguaggi al plurale) per realizzarsi. Tuttavia le funzioni del linguaggio cambiano profondamente se la mia comunicazione è un’azione o un’attività, perché nel primo caso ciò che conta è la dimensione relazionale in quanto tale, mentre nel secondo diventa fondamentale l’efficacia di ciò che si esprime.

c) Infine, nel linguaggio ordinario può accadere che azione e attività si mescolino strettamente. Quando un genitore dice al figlio piccolo «stai attento a non farti male», magari mentre comincia a camminare, il suo enunciato è insieme un’attività (infatti è espresso nella forma dell’ordine/raccomandazione, e il genitore spera con tutte le sue forze che questo ordine/raccomandazione sia efficace e che il figlio gli obbedisca), ma anche un’azione che esprime l’affetto del padre o della madre per il bambino, e le conseguenti attenzione e cura.

In questo libro ci occupiamo in prospettiva sociologica della comunicazione come motore relazionale e la considereremo come una (non l’unica) dimensione della vita sociale. In particolare, ci soffermiamo sulla comunicazione come rel-azione e come attività. La comunicazione come attitudine riguarda infatti la riflessione filosofica sull’essere umano, anche in quanto attore sociale, e ha a che vedere con le grandi questioni dell’esistenza. Accettare o negare questa dimensione ha conseguenze rilevanti su molte questioni della nostra vita pubblica e collettiva: se riteniamo che l’individuo debba in primo luogo promuovere se stesso e che i doveri nei confronti degli altri siano secondari rispetto al raggiungimento della propria personale felicità ci comporteremo in modo molto diverso da chi è convinto che il bene della collettività venga sempre prima di quello individuale, o da chi pensa, per citare un celebre cantautore italiano del passato, Giorgio Gaber, «di poter essere vivo e felice solo se lo sono anche gli altri». Il tema della natura «fondamentale» dell’attitudine comunicativa diventa essenziale quando si cerca di distinguere che cosa rende un atto comunicativo buono o cattivo, utile, inutile o dannoso. Il dibattito recente sulla post-verità (esploso durante la pandemia di Covid-19 per la circolazione di fake news sul virus, il lockdown, i vaccini e la loro efficacia), o quello sulla distinzione fra dovere di informazione e propaganda (diventato di stretta attualità dopo l’invasione russa dell’Ucraina e i rischi di una guerra di grandi proporzioni) sono esempi di emersione della questione della qualità della comunicazione e del suo valore. 

Il resto lo potete leggere nel libro.

Abbiamo immaginato di facilitare il lavoro a colleghe e colleghe che decidano di adottarlo e studentesse e studenti che si approcceranno alle nostre pagine costruendo un materiale didattico di supporto (e che rimanda a spezzoni di film e serie, fumetti e poesie, musiche e romanzi, che usiamo come esempi nel libro) che potete trovare qui.

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