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Apogeonline, quello che siamo.

 

 

Apogeonline è un pezzo importante della cultura digitale in Italia. Abbiamo imparato a conoscere temi e persone che ruotavano attorno alla crescita del web nel nostro paese. Ci ha spiegato chi siamo. Oggi senza tanto rumore, come scrive Massimo,  cambia politica editoriale. Avrei preferito aspettare la comunicazione pubblica dell’editore ma visto che se ne è scritto

In privato ne avevamo già parlato. Sia con Sergio Maistrello, che lo ha diretto, che con la lunga mailing list di collaboratori e con Marco e Federica che questo progetto lo hanno sempre sostenuto. È inutile che vi racconti qui la rabbia e l’affetto che ci siamo scambiati. Ma vale la pena ricordare che un editore è libero di scegliere le sue strategie, che il mercato è cambiato, i piani di sviluppo pure e bla bla bla…

Resta il fatto che un pezzo di cultura digitale se ne va. Tranquilli: gli archivi restano attivi e Apogeonline non chiude ma si occuperà di “tecnologia praticata” più in linea con l’orientamento all’informatica preso da Apogeo come editore.

Però penso sia stata una bella avventura. Ve li ricordate i primi post del 1999 di Bernardo Parrella che portavano news dalla Rete attraverso la sua connessione incerta dalla California per un magazine online che curava “con rudimentali html editor e ftp text-only”? E le “Quinta di copertina” di Antonio Sofi che ci consegnava in podcast la sua rassegna stampa di quello che quotidiani e settimanali raccontavano della Rete? E le rassegne di Federico Fasce su “quel che si dice in Rete” che hanno raccolto le considerazioni sparse tra i blog consegnandole anche ai lettori non geek del magazine. O il tradizionale appuntamento di fine anno con Giuseppe Granieri che fa il quadro di quello che è accaduto e accadrà sul web senza gli eccessi della futurologia. E le riflessioni su temi ostici del diritto digitale proposti da Elvira Berlingieri e di Eernesto Belisario o i nu-guru zone di Roberto Venturini che accompagnavano negli ultimi anni la lettura del venerdì, i tentativi di Maurizio Boscarol di spiegare con i fumetti a Caparezza i social netowrk, i taglienti approfondimenti sulle questioni della tecnologia digitali in Italia di Alessandro Longo, le recenti letture semio-antropologiche di Giorgio Jannis, e le tante intelligenze – troppe per ricordarmele tutte: ma basta scorrere le annate – che hanno dato corpo a rubriche, interviste o anche solo a un post fulminante capace di mettere il dito sul cambiamento digitale, commentarlo e criticarlo.

Ecco, Apogeonline ci ha insegnato a ragionare con pacatezza e misura, ma anche con passione e polemica argomentativa, sulla cultura digitale, con la giusta attenzione alla crescita di un pubblico italiano che approcciava man mano attraverso gli autori che scrivevano i cambiamenti che la Rete mostrava alla società e della società. Apogeonline aveva, insomma, il carattere di Sergio Maistrello che durante molti anni l’ha diretto accompagnano noi tutti, autori, lungo un percorso di crescita.

La mia rubrica “Mutazioni digitali” l’ho riordinata dentro al blog. Ci trovate i link ad ogni post che ho scritto e scorrendoli mi accorgo delle trasformazioni che in due anni abbiamo avuto nei comportamenti sociali sul web di produzione, condivisione e consumo.

Fuori dalle retoriche della nostalgia e dei ricordi vale la pena che ci diciamo di come oggi la cultura sul digitale abbia trovato spazi multipli di dispersione tra progetti editoriali online e social network, gruppi Facebook e segnalazioni su Twitter. Resto però anche dell’idea che un progetto che sia riuscito a mettere insieme il pubblico un po’ più geek con quello dei più interessati e curiosi ma magari con meno competenze (quante volte anche nei commenti è capitato si richiedesse di spiegare dei termini dati per scontati) sarà sempre un progetto vincente. E’ che questo progetto, nella parte abitata della Rete, l’abbiamo pensato sempre un po’ nostro. Anche per chi ne era solo lettore. In fondo quelli che leggevamo li incontravamo nelle nostre strade digitali, potevamo parlarci, erano vicini e non distanti, erano come noi, eravamo noi.

Quella che era la mia lettura di Apogeonline oggi è un’aggregazione su Feedly dei blog dei diversi autori. Ma conto che, con loro, ci rivedremo da altre parti e in molti modi.

Leggere il popolo viola

popolo viola

Quali relazioni esistono oggi fra forme di auto-organizzazione online ed impatto concreto sui territori? In che modo le forme pre e post politiche stanno sviluppando nuovi discorsi?

Per capire cose come queste (e altre) abbiamo organizzato per domani una tavola rotonda internazionale su Participatory Politics and Social Media che, a partire da una serie di ricerche ed esperienze, cercherà di mettere a confronto metodologie di analisi e prospettive di relazione fra le forme della comunicazione dal basso, la realtà mainstream e le mutazioni della politica in forme social.

Yenn Lee (Royal Holloway, University of London) tratterà la relazione tra piano individuale e collettivo delle forme di protesta in Rete a partire dall’esperienza coreana attraverso le forme organizzative e di comunicazione che si strutturano nell’ambiente del Web 2.0.

Corinna di Gennaro (Oxford Internet Institute), porterà uno sguardo dall’esterno – vista la sua esperienza di ricerca all’estero – al fenomeno legato a Beppe Grillo con focus sul V-Day, centrando l’attenzione sulle forme di civic engagement dal basso e le possibilità auto-organizzative che i social media consentono nella sollecitazione di temi nella sfera pubblica.

Antonio Sofi racconterà l’interessante forma di “demedializzazione” della comunicazione elettorale nel caso della campagna per la Regione Toscana che ha visto lo strutturarsi di rapporti specifici ed inediti fra forme web e comunicazione sul territorio, consentendo raccordi efficaci tra la realtà dentro e fuori la Rete.

Luigi Ceccarini (Università di Urbino “Carlo Bo”), affronterà le forme “individualizzate” di impegno mostrando come il consumerismo politico e l’attivismo via internet quali esempi diffusi e significativi.

Noi presenteremo i primi dati esplorativi della ricerca sulle “Forme di auto-rappresentazione politica online: il caso del popolo viola” che tenta di mettere a punto un modello esplicativo dell’uso di Facebook nelle forme di partecipazione politica costruito sulle variabili rappresentazione/organizzazione, adesione/azione.

Il tutto in streaming, per gli interessati.