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Letture estive

In occasione del convegno al MIT sui Comparative media studies assieme a Bernardo Parrella abbiamo girato una intervista che potete vedere qui sotto.

Dopo l’uscita di Fan, blogger e videogamers Bernardo propone la trascrizione e traduzione integrale qui.

Da leggere sotto l’ombrellone 🙂

L’emergere delle culture partecipative nell’era digitale.

E’ ufficialmente uscito. Henry Jenkins, Fan, blogger e videogamers. L’emergere delle culture partecipative nell’era digitale è qui.

In omaggio stralci dalla mia introduzione (chi ha voglia di scaricarsela la trova qui).

[…] I saggi contenuti in questo volume costituiscono l’evoluzione di un pensiero che rappresenta un cambiamento paradigmatico sul piano teorico e metodologico nell’ambito dei media studies, mostrando in quali modi i meccanismi di partecipazione “dal basso” entrino in risonanza con le strutture produttive. In particolare l’analisi raffinata del lavoro dei fan sui prodotti culturali, tra appropriazione e modalitĂ  attive di ricezione, all’interno di un contesto mediale mutato, porta Jenkins a mostrare come le media companies debbano rivedere la natura del coinvolgimento di consumo e il valore partecipativo delle audience in una direzione in cui ogni spettatore, ascoltatore, ecc. va pensato come un fan. L’idea di fandom diffusa crea un range di possibilitĂ  che vanno dalla semplice passione per, poniamo, una serie televisiva fino al coinvolgimento diretto contribuendo attraverso dialoghi online con gli sceneggiatori o alla revisione della traduzione di dialoghi, ecc.
Ma il cuore di questo lavoro di Jenkins sta proprio nella capacità di delineare attraverso un linguaggio semplice ed efficace, quasi anti-accademico per sua natura, uno scenario nel quale cogliere l’emergere delle culture partecipative, che oggi trovano nei territori mediali un ambito di stimolo, crescita e sviluppo, e che da qui si muovono verso gli ambiti del mercato, dell’educazione e della società civile.

[…]
L’emergere delle culture partecipative nello scenario del mutamento i linguaggi che la svolta digitale introduce, crea quindi un nuovo contesto in cui il mercato delle produzioni culturali, dell’informazione e dell’intrattenimento si trova ad operare. In particolare aprendosi alla necessità di incorporare strategicamente le “tattiche” di individui e gruppi che dal basso sollecitano forme di apertura e di innovazione nei rapporti tra produttori e consumatori, tra cittadini ed istituzioni, tra mainstream e non mainstream.
In particolare è sul rapporto tra popular culture ed industria dei media che Henry jenkins mette a fuoco questa dinamica, e nel farlo presenta un percorso – di vita e di analisi, spesso intrecciato, come nei divertenti capitoli Columbine e oltre. Il professor Jenkins va a Washington e Sotto un altro!
Un’imboscata su Donahue
– che è esemplificativo di un nuovo modo di fare ricerca sui rapporti tra media e audience, che è poi la storia di una nuova generazione di analisti mediali che, anche sul piano metodologico, integrano la dimensione partecipativa nelle prospettive di osservazione. Non a caso Jenkins si definisce un Aca/Fan, sintesi di accademico studioso dei prodotti culturali e delle pratiche sottese e appassionato degli stessi, capace di osservare dall’interno quegli stessi meccanismi che lo riguardano. Questa svolta metodologica nel pensiero di Jenkins è una svolta di prospettive esemplificativa, da una parte, del mutamento che i media studies hanno compiuto in merito agli studi sulle audience e, dall’altra, di un mutamento socio-antropologico della relazione tra individui e sistema dei media.
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