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Influencer marketing e l’etica necessaria delle (micro) celebrity

L’Autorità Garante della concorrenza e del mercato ha cominciato un’attività di moral suasion mettendo a tema l’influencer marketing in Italia e scrivendo sia a diverse celebrità che dai social media mostrano prodotti senza esplicitare l’esistenza di contratti commerciali sia alle aziende proprietarie che forniscono questi prodotti:

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L’ecosistema di Facebook dopo l’acquisto di WhatsApp

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Facebook acquista WhatsApp e rafforza la sua posizione evolutiva.

Il costo è di 16 miliardi di euro a ne vanno aggiunti altri 3 per fondatori e dipendenti, come raccontato nell’annuncio nella newsroom. Meno di 1 anno fa l’acquisto di Instagram era stato fatto per 1 miliardo, che era il doppio del valore. SnapChat aveva rifiutato di farsi comprare per 3 miliardi. Era diventato strategico seguire la strada che porta i giovani fuori da Facebook e dentro sistemi di Instant Messaging.

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Facegram: note a margine di un’acquisizione

Funziona così: hai una bella idea in stile 2.0 da fare  sviluppare attraverso una start up che ha un modello di business semplice: accumulare molte relazioni sociali che siano abbastanza interessanti da costituire un interesse per un pesce più grande. Se poi la tua crescita è sufficientemente preoccupante allora  sei pronto per essere acquisito. È così che Instagram è stato acquistato da Facebook per 1 miliardo di dollari. 30 milioni di utenti registrati da iPhone e il lancio su Android sono numeri interessanti tanto che Mark Zuckerberg ha scritto nell’annuncio fatto su Facebook:

This is an important milestone for Facebook because it’s the first time we’ve ever acquired a product and company with so many users. We don’t plan on doing many more of these, if any at all. But providing the best photo sharing experience is one reason why so many people love Facebook and we knew it would be worth bringing these two companies together.

Sì, perché un secondo elemento da considerare è la centralità delle immagini che caratterizza la strategia di sviluppo di Facebook, come mostra la trasformazione sia della timeline dei profili che dei gruppi: è nella narrazione con accento visuale che risiede il senso futuro del social network.

Come scrive Paolo “L’integrazione con Instagram e soprattutto l’acquisizione di know how, tramite il suo team, non può far altro che favorire ulteriori sviluppi, magari anche in chiave editing”.

E poi c’è ovviamente la capacità di Instagram di aver lavorato con successo sulla relazione fra mobilità, social networking e condivisione di eventi della vita. Che poi spesso si è sviluppata nella continua pubblicazione degli utenti di immagini Instagram nella propria timeline.

In Rete si è sviluppato immediatamente un rumore di fondo sull’acquisizione, tra toni sarcastici e preoccupati e segnalazioni su come cancellarsi da Instagram e conservare le proprie foto o su quali altre app utilizzare. Una di quelle conversazioni umorali fatte di mi piace/non mi piace che mostrano come questa acquisizione parli, di fatto, del nostro immaginario e di come ci percepiamo nell’ecosistema dei social network. Molti utenti si sono sentiti venduti a Facebook per poco più di 30 dollari, come se il loro immaginario per immagini non fosse già stato loro espropriato dall’aver accettato le condizioni che Instagram impone per usarlo.

In realtà viviamo in un’epoca in cui cediamo pezzi di “senso” personale e connesso a fronte di alcuni servizi che consentono di uniformare le nostre immagini attorno ad un appiattimento del gusto guidato da pochi filtri che rendono le nostre foto così tutte uguali da rassicurarci. Incorniciando fotografie da condividere in lo-fi o seppiate o esaltando i colori con il filtro X-Pro II ci riconosciamo gli uni con gli altri come parte di un’unica melassa che rende uguale ciò che è diverso: forme per contenuti. Il resto è economia di mercato al tempo del web e bolle che non scoppiano perché, come quelle di sapone fatte da bambini, sono lì per stupirci ed intrattenerci. Per ora.