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Non è la Rete ad espellere i Senatori del MoVimento 5 Stelle

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Espulsi i senatori del MoVimento 5 Stelle. Ho già sentito giornalisti dire e scrivere che così ha votato la rete. No, non ha votato LA RETE per l’espulsione. Hanno votato degli iscritti attraverso un blog  una piattaforma. 29.883 iscritti certificati hanno votato per ratificare la delibera di espulsione e 13.485 hanno votato contro. Non la rete. Iscritti. Attraverso una votazione su un blog una piattaforma. Di proprietà. Non la rete. Non attraverso la trasparenza dei Tweet, ad esempio. Persone. iscritti. Non la rete. Non sono sicuro sia mai abbastanza chiaro.

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Hackerare la politica

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Sono stati violati gli account Twitter della senatrice Paola Taverna (@PDedde) del MoVimento 5 Stelle e della parlamentare Alessandra Moretti (@ale_moretti) del Partito Democratico che hanno cominciato uno scambio a colpi di insulti volgari e a sfondo sessuale che coinvolgono nelle citazioni anche altri parlamentari e la Presidente della Camera.

hate speech fake

Il fake si diffonde tra retweet e apprezzamenti “stellinati” di ogni tweet, tra incredulità e svelamento dell’operazione di hackeraggio.

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Un partito in franchising

M5S franchising

Basta leggere il non Statuto.

Beppe Grillo è  “unico titolare dei diritti d’uso” (art.3) del MoVimento 5 Stelle e il brand viene concesso a gruppi che lo richiedono per costruire liste locali dopo aver vagliato se i candidati rispettano i requisiti di idoneità.

I contatti con l’Europa sono cominciati da un po’ e  Slovacchia, Romania, Bulgaria a Est, ma anche Grecia, Spagna e Portogallo più a Sud, sono tra i dialoganti possibili. D’altra parte il risultato elettorale italiano è una buona premessa, mutatis mutandis, per raccontare l’efficacia del modello culturale.

Tecnicamente è possibile immaginarlo come un partito in franchising – in Italia è di fatto già così –, anche se ricorda Grillo “È ovvio che non sarà usato il marchio a 5 stelle ma i programmi e gli strumenti sono gli stessi. E in ogni Paese si devono trovare i rappresentanti”.

Detto così sembra di avere a che fare con un modello di mercato connesso a logiche di business. E alcune letture che connettono il M5S alla pubblicità che si trova sul blog beppegrillo.it vanno in questa direzione. Vale la pena ricordare che per l’art.1 è questo blog la sede del movimento, da qui quindi si passa per avere informazioni, per le votazioni, ecc. e che un’analisi spannometrica valuta il guadagno tra i 5 e i 10 milioni annui.

Ma se lo pensiamo in senso più politico (ed astratto) quello del franchising è un modello capace di rispondere alle forme di stratarchia delle comunità politiche, per come lo descrive Kenneth Carty. Dove per stratarchia va intesa una proliferazione del gruppo dirigente al posto di una concentrazione, con una concezione del potere e del suo esercizio diffusa in strati di comando con gradi diversi di indipendenza. È questa la natura, di fatto, del “partito leggero”.

La forza del modello di  franchising sta nel riconoscere che gli impulsi stratarchici delle comunità politiche funzionano in modo non uniforme nello spazio e nel tempo e fornisce un framework per soluzioni organizzative differenti a fronte di sfide che i politici devono affrontare.

Anche se so che pensando a Grillo pensate maliziosamente ad un potere oligarchico. Ma si tratta di capire come la relativa indipendenza degli eletti sul territorio- autonomia su scelte adottate localmente – , il mutamento sociale che sta alla base del collante del movimento, saprà rispondere alle sfide future e alla trasformazione che sia l’istituzionalizzazione che le derive dell’essere una forma politica online information-based proporranno.

Chi di trolling ferisce…

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Scrive Grillo:

Da mesi orde di trolls, di fake, di multinick scrivono con regolarità dai due ai tremila commenti al giorno sul blog. Qualcuno evidentemente li paga per spammare dalla mattina alla sera. Questi schizzi di merda digitali si possono suddividere in alcune grandi categorie. Quella degli “appellanti” per la governabilità per il bene del Paese, del “votaBersani, votaBersani“, o del “votaGrasso, votaGrasso” […] Quella dei “divisori“, venuti per separare ciò che per loro è oscenamente unito, che chiedono a Grillo di mollare Casaleggio, al M5S di mollare Grillo e a tutti gli elettori del M5S di mollare il M5S per passare al sol dell’avvenire delle notti polari del pdmenoelle. […] Ci sono poi i “critici di giornata” che arrivano in massa come le locuste. Qualunque cosa tu abbia appena detto o fatto viene ferocemente attaccata, spesso con lunghe e articolate argomentazioni di 2.000 caratteri. Da questa brodaglia i telegiornali e i talk showcolgono fior da fiore, con lerci e studiati “copia e incolla” per spiegare che Grillo è un eversivo, che il MoVimento 5 Stelle è spaccato.

Beppe Grillo sembra voler negare la complessità dell’elettorato che ha raccolto e che dissente (anche) circa la politica delle alleanze. E lo fa dietro l’accusa di trollismo, rovesciando quella prospettiva che spesso viene attribuita ai “grillini” nei confronti di altre formazioni politiche. Sarebbe facile liquidare il tutto dietro ad un “chi di trolling ferisce di trolling perisce” perché la questione è più complessa.

Ha a che fare con la difficoltà di rappresentazione di un elettorato che copra un arco parlamentare (si sarebbe detto una volta) molto ampio e diversificato.

Ha a che fare con l’ostinata retorica del “noi contro voi”, che in queste settimane vede accanto alla contrapposizione alla Kasta quella ai giornalisti. Sono questi ultimi ad essere diventati cacciatori di dissenso nella terra di Grillo (il suo blog) e a portare nella visibilità dei media mainstream dei commenti amplificandone la portata nell’essere strappati dal contesto conversazionale.

Ha a che fare con la natura polarizzata della comunicazione online che tende a crescere con la visibilità e l’esposizione che diventano fattori di attrazione. E anche con la crescita di strategie dell’uso di fake che il marketing ha sperimentato negli ultimi anni.

Ha a che fare con tutti questi fattori assieme. Sovradimensionarne uno solo significa, in questo caso, giustificare qualcosa che potrebbe avere a che fare meno con il marketing politico e più con la democrazia: il dissenso.