Inciviltà, disordine informativo e polarizzazione: il futuro del dibattito pubblico

È uscito da qualche settimana il volume “Voci della democrazia. Il futura del dibattito pubblico” che abbiamo scritto con Sara Bentivegna per le edizioni IlMulino.

Si tratta di un lavoro che ci ha impegnato nell’ultimo anno e mezzo in una ricerca e un confronto serrato sulle trasformazioni relative alla “temperatura” e alle modalità del dibattito pubblico. Non è un lavoro né pessimista né ottimista ma, direi, realista… perché solo con uno sguardo più complesso e meno banalizzante possiamo affrontare temi come quello dell’inciviltà, del disordine informativo e della polarizzazione. Altrimenti diventano parole vuote buone per un talk show, armi spuntate che non riescono a farci capire la direzione della trasformazione e possibili correttivi.

Come abbiamo scritto nella quarta di copertina, siamo entrati in una nuova era del dibattito pubblico caratterizzata da una crescente «disintermediazione» della politica, una proliferazione delle opportunità comunicative e una distribuzione del potere e della visibilità supportate anche dalla diffusione di internet. Il dibattito pubblico è quindi sempre più frutto di una sorta di collage nel quale confluiscono voci e posizioni autorevoli e ufficiali, voci dell’opposizione, voci minoritarie che chiedono rappresentanza, voci di cittadini scoraggiati o indispettiti, voci di troll di professione che cercano di aumentare il volume del rumore. È in questo scenario che vediamo emergere fenomeni come l’inciviltà, la disinformazione e la polarizzazione che sembrano rendere il clima sociale e politico più tossico.

Nel libro cerchiamo di mostrare come si tratti però di «sintomi» della trasformazione del dibattito pubblico e non di «cause» che ne determinano il deterioramento e come il dibattito pubblico sia ancora vivo e abbia un futuro, seppure con tratti profondamente diversi da quelli del passato. Come dire: inciviltà, disinformazione e polarizzazione indicano la “febbre” di un malessere che ha radici più profonde e che rimanda alle trasformazioni della democrazia, del sistema dei media, dei soggetti in gioco e delle correlate dinamiche di potere.

Per questo motivo, i capitoli in cui abbiamo trattato questi temi si sono prefissati il compito di esaminare come la ricerca scientifica delinei i contorni dei fenomeni, la loro reale incidenza nella strutturazione del dibattito pubblico, e anche come talvolta essi siano sovrarappresentati rispetto ai loro reali effetti o alla capacità di influenzare significativamente il discorso democratico.
L’idea più generale, quindi, che lo spazio pubblico dedicato alla deliberazione si sia ridotto a favore di un aumento del rumore di fondo, di un’infantilizzazione del confronto politico, di discussioni sempre più rozze e partigiane, rimanda all’immagine di un unico perimetro nel quale il discorso politico si genera, una sorta di figura a cerchi concentrici il cui cuore più puro (la deliberazione democratica) ha una circonferenza sempre più piccola, mentre la cacofonia di voci sovrapposte caratterizza lo
spazio fino ai bordi più esterni di tale circonferenza. Al contrario, a nostro parere, il dibattito pubblico avviene all’interno di una sfera pubblica stratificata e diversificata, che non può essere più immaginata, con buona pace della lettura di Habermas, come coesa e unidimensionale. Piuttosto che rincorrere un’idea astratta e decontestualizzata, ha più senso riconoscere che la sfera pubblica è oggi sempre più caratterizzata da frammentazione ed elementi di disruption ma che questi vanno letti all’interno di un
modello di sfera pubblica capace di ricomprendere l’unitarietà della differenza di una molteplicità di sfere attraversate da movimenti di divergenza e convergenza costanti, sfere che sono stratificate.

È con in mente la complessità di affrontare un tema come questo all’interno di un discorso pubblico che vede il male maggiore nella crescita di inciviltà della discussione politica in particolare online, nel proliferare di fake news e nella ghettizzazione delle persone in bolle informative – e che per noi sono il dito e non la lune – che stiamo presentando il volume in diversi contesti.

Qui ne terrò traccia attraverso un aggiornamento costante che linki, quando possibile, anche interviste o dibattiti.

A Carosello is back

Comincio con la presentazione che abbiamo fatto a Carosello is back, con Paolo Iabichino che ci ha pungolato prima dell’uscita del libro in un’anteprima in streaming.

Conversazioni sul futuro

Proseguiamo con la presentazione fatta a Lecce per Conversazioni sul Futuro guidati da Antonio Pavolini.

Qui trovate l’audio della conversazione.

L’Espresso

Sofia Ventura, ci ha intervistati per L’Espresso in un articolo dal titolo “Leader sempre più deboli a capo di partiti con le toppe”.

Medioera

Siamo stati ospiti di Massimiliano Capo nell’edizione 2021 di Mediora.

Endorsement

Presentazione a Uniurb

All’Università di Urbino Carlo Bo il libro è stato presentato da Ilvo Diamanti e Luigi Ceccarini.

Presentazione Università Perugia

Il 26 novembre 2021 saremo a Perugia dove il libro verrà presentato all’Università da Paolo Mancini, Marco Mazzoni e Rita Marchetti.

GR Parlamento

Nella puntata di Gr Parlamento – DATABASE dedicata a “Informazione e social media” di venerdì 3 dicembre 2021 ho parlato di disintermediazione, fake news, filter bubble e altre tossicità della comunicazione politica assieme a Donatella Campus. Trovate qui il podcast.

Pensiero solido

Venerdì 3 dicembre 2021 alle ore 18:00 il libro sarà ospite di Pensiero Solido e verrà discusso con Antonio Palmieri, Maria Francesca Murru e Massimiliano Panarari.

Omnibus

Domenica 12 dicembre nella puntata di Omnibus, Sara è stata ospite discutendo i temi del libro legati all’attualità del “Qurinal Game”. Trovate la puntata qui.

Recensione Doppiozero

Gennaio 2022 si apre con una recensione di Oliviero Ponte Di Pino per Doppiozero in cui il nostro libro viene utilizzato per capire “I rischi della democrazia” andando oltre spiegazioni sbrigative di tipo mediacentrico. Come scrive Ponte Di Pino a conclusione:

Se è così, se la crisi della democrazia non può trovare un facile capro espiatorio nei nuovi media, il problema è ancora più grave. È vero, i troll ucraini, l’algoritmo di Facebook, la “Bestia” di Salvini e Cambridge Analytica avvelenano la sfera pubblica. Ma lo slittamento verso la “democratura” ha ragioni più profonde e complesse. E, al di là dei buoni propositi, non riusciamo ancora a trovare gli antidoti.

Sfera pubblica interrelata

Nel commento all’elezione del Capo dello Stato del gennaio 2022, Carlo Sorentino scrive per la Rivista il Mulino una riflessione che coinvolge anche il nostro volume:

C’è una causa strutturale – e siamo al secondo aspetto della nostra riflessione – in questa progressiva chiusura nella bolla: il modo con cui nell’ambiente digitale si intrecciano, spesso sovrapponendosi, le voci dei diversi attori. Sara Bentivegna e Giovanni Boccia Artieri l’hanno definita «sfera pubblica interrelata», caratterizzata da una maggiore orizzontalità comunicativa, per cui la costruzione dell’agenda pubblica ormai da tempo va ben oltre la tradizionale linearità verticale che dalle fonti produttrici dei fatti arrivava al pubblico attraverso la mediazione giornalistica. Tuttavia, tale orizzontalità determina un’evidente processualità nella definizione dell’agenda, che è sempre in divenire, e una conseguente tensione costante prodotta dalle mille interpretazioni e reazioni che si accavallano in tempo reale ai fatti, mentre questi accadono.

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