Archivi tag: Rete

L’Eco di imbecilli e web: la cartina di tornasole di un dibattito che non vogliamo fare

Schermata 2015-06-11 alle 16.25.36

Chiariamoci: il dibattito sulle parole di Umberto Eco sugli imbecilli ed il web si è da prima trasformato in uno scontro di civiltà “quelli-della-rete vs quelli-di-Eco” dove il nulla si confronta con il nulla.

Qua e là emergono, poi, ragionevoli sintesi, come quella di Dino Amenduni​ per Valigia Blu​ o di Mario Tedeschini Lalli​.

Quello che dobbiamo notare è invece come venga data rilevanza pubblica ed amplificazione mediale alle parole di Eco, parole sollecitate dai giornalisti a margine della sua laurea honoris causa a Torino. Non nella lectio tenuta: una differenza che fa differenza.

Perché il web polarizza ma il giornalismo non è da meno.

Si tratta della cartina di tornasole di un pregiudizio radicato tra progressisti e reazionari che schiaccia ogni dibattito italiano sul web e che impedisce di osservare quanto sta accadendo NON dentro la rete ma nella nostra società a proposito della rivoluzione digitale.

È un dibattito che impedisce di percepire il mutamento della nostra comunicazione quotidiana nella mediazione perenne e connessa; distoglie lo sguardo dal mutamento che attraversa il mondo dell’informazione immaginando una reductio ad unum di quello che accade online (luogo di ogni imbecillità o di virtù teologali); confonde il diritto all’opinione diffusa con la nostra incapacità di selezionare i contenuti o le difficoltà che abbiamo nel dare valore alla condivisione (cosa non ci frena dal condividere uno status imbecille? Probabilmente la stessa cosa che non ci frena nel riportare un pettegolezzo o fare cori razzisti allo stadio) …

Ed è interessante che serva la voce (un po’ roca) di Eco per fare attizzare uno pseudo-dibattito nell’opinione pubblica (o in quello che i media – e penso al giornalismo in questi giorni – pensano di rappresentare in chiave modernista).

Condurre l’opinione pubblica lungo le strade di questo dibattito polarizzante, costruire un immaginario della rete come un territorio di imbecilli o di saccenti difensori a prescindere – talvolta al limite del negazionismo: essù in rete ci stiamo e delle cose ne vediamo, come nella vita, di belle e di strazianti, di cattive e di esaltanti – forse è una via che dovremmo smettere di percorrere.

Parliamone, quindi, di questo vivere connessi, del cambiamento dei nostri costumi, di come la rivoluzione digitale in atto pervada ambiti della nostra scuola, del lavoro e dell’intrattenimento… Ma evitiamo gli scontri di civiltà. O i vaticini. O di spacciare opinioni per fatti. Anche quelle dei guru della comunicazione. Finanziamo più ricerca. Costruiamo occasioni pubbliche per confrontarci su realtà analizzate e non su impressioni. Basta col chiedere e dare le nostre opinioni sul “popolo del web”.

DEPOSITO-TELEFONI-pedroni-modena

O finiremo per essere convinti che il cambiamento lo si supporta portando le LIM o i tablet nelle scuole, suggerendo che basta la tecnologia per riformare l’insegnamento. O che la civiltà stia nei cartelli messi in alcuni ristoranti che invitano a parlare con chi hai di fronte e non con chi sta nel tuo cellulare, suggerendo che meno siamo digitali e più siamo sociali.

Non è la Rete ad espellere i Senatori del MoVimento 5 Stelle

Schermata 2014-02-26 alle 19.26.52

Espulsi i senatori del MoVimento 5 Stelle. Ho già sentito giornalisti dire e scrivere che così ha votato la rete. No, non ha votato LA RETE per l’espulsione. Hanno votato degli iscritti attraverso un blog  una piattaforma. 29.883 iscritti certificati hanno votato per ratificare la delibera di espulsione e 13.485 hanno votato contro. Non la rete. Iscritti. Attraverso una votazione su un blog una piattaforma. Di proprietà. Non la rete. Non attraverso la trasparenza dei Tweet, ad esempio. Persone. iscritti. Non la rete. Non sono sicuro sia mai abbastanza chiaro.

Schermata 2014-02-26 alle 23.28.16

Continua a leggere Non è la Rete ad espellere i Senatori del MoVimento 5 Stelle

#occupyscampia. Della solidarietà corpo/Rete

Occupyscampia, una mobilitazione dal basso per riappropriarsi di un territorio e contrastare il presidio della Camorra. Un’idea che parte da un tweet:

E dà vita ad un dibattito fatto di rilanci di tweet riassunto nello storify di Ezekiel. Iniziativa simbolica ma rilevante perché tesa a combattere sul piano del “senso” la prevaricazione morale che sfregia la periferia a Nord di Napoli. Ma il punto è un altro e scaturisce secondo me dal commento che fa da subito Ciro Pellegrino in suo tweet:

okay per #occupyscampia ma occuparla qui su twitter non serve a molto. Bisogna andare rint’ a scampia, guagliu’

Qui si pone una questione di fondo oggi: il rapporto tra azioni simboliche e movimenti di piazza, tra forme organizzative e ideazione sul web e azioni concrete, tra teoria e prassi politica se volete o, come preferisco sintetizzarlo io: il problema della solidarietà corpo/Rete.

Come ho già scritto nei giorni tragici della manifestazione degli indignados a Roma quello che abitare la Rete, con le sue grammatiche e le sue logiche, ci ha insegnato è creare un nuovo rapporto fra aggregazione collettiva e delocalizzazione. Non c’è bisogno di essere tutti nello stesso luogo per esprimere contemporaneamente la stessa opinione. Possiamo ad esempio rendere visibile il nostro numero aggregando i contenuti da luoghi diversi e fare diventare la nostra opinione un elemento rilevante attraverso un tag.

Eppure resta la necessità di dare “corpo” a quei tag, di legare le azioni simboliche alla fisicità dei luoghi, di radicare il pensiero a forme concrete e a posti fisici. Scampia ha una sua natura antropologica che richiede una riappropriazione corporea dei luoghi perché la mutazione di senso può passare solo da lì. Ma Scampia può essere occupata anche semanticamente in altri luoghi, quelli della comunicazione, creando tensione espressiva e visibilità, supportando un sentire comune diverso ed esplicitandolo senza rinunciare ad esserci anche se dentro un vissuto antropologico immateriale. Questione complessa che richiede costantemente di ripensare e riorganizzare quella solidarietà corpo/Rete che sembra diventare sempre di più il frame centrale nel pensare alla mutazione contemporanea.

 

Questo topic è emerso durante una di quelle brevi ma intense “conversazioni” su Twitter con @barbapreta @_arianna @ellissena @ciropellegrino con i quali spero di continuare il discorso anche in altri luoghi corporei.

Conservatori e riottosi: come delegittimare culturalmente la Rete

Ha ragione Massimo Mantellini: è in atto una strategia culturale di delegittimazione della Rete e della sua evoluzione in Italia travestita da atteggiamento (pseudo)critico. L’editoria italiana ha cominciato a dedicare spazi permanenti ad Internet ed alle sue culture che stanno incorporando dosi massicce di quelle posizioni prudenziali, dubitative e di allerta attenzionale che provengono da una tradizione polemista americana che spesso non ha grande seguito in casa (vedi le posizioni di Jaron Lanier che ho già discusso).

Di critica avremmo bisogno. Cioè di uscire da posizioni tecno-entusiaste per partito preso e anche da una certa enfasi messianica che ogni tanto aleggia in qualche rubrica o rivista italiana dedicata alla Rete sempre in ricerca del prossimo guru. Ma quella che ci viene propinata come tale semplicemente non lo è. Come scrive Massimo:

La discussione nostrana fra costi e benefici è una sottile adulterazione del reale, un arzigogolo dialettico un po’ provinciale, ad uso e consumo dei professionisti del “Sì ma…”. Il metodo utilizzato è quello di citare sempre e farsi ispirare solo da quelle posizioni utile alla propria causa. Carr è perfetto, Doctorow nemmeno un po’, visto che si occupa di analizzare rischi e automatismi dei monopoli intellettuali, luoghi sacri dai quali incidentalmente molti di questi opinionisti provengono.

Ah c’è poi da ricordare che la cosa importante è che le riflessioni proposte devono avvenire in assenza di dati – che, invece, sono sempre un buon punto di partenza per descrivere un fenomeno – e attraverso il conforto del pensiero di un autore straniero che, essendo appunto straniero, già di per sé offre un valore.

Trovate così risposte pseudo scientifiche passate come scientifiche al tema “Siamo così presi dal pubblicare la nostra vita su Facebook da dimenticarci di viverla nel presente?”. Tema che, ovviamente, viene posto incorporando la sua tragica risposta. Ti senti come quando accendi la televisione per un approfondimento su un avvenimento e vedi Bruno Vespa con il plastico già in mano.