Ho aderito al gruppo “Indigeni digitali” su Facebook.
Non poteva essere altrimenti visto il programma:
Il gruppo di chi vive da sempre il digitale in tutti i suoi aspetti: crea le nuove applicazioni, partecipa attivamente alla conversazione in Rete, diffida di un certo peloso marketing online, non si occupa di divulgare la conoscenza anche agli analogici perchè sono grandi abbastanza per sapersi arrangiare ma li aiuta se questi manifestano interesse.
Forse la cosa nasce apparentemente da una presa di distanza dello sfruttamento del suffisso “camp” per incontri business oriented.
In realtà è la consapevolezza di una profezia. Quella della distinzione osservabile tra nativi dei media e civilizzati, che diventa sempre più visibile nella faglia tra logiche e linguaggi dei mass media e logiche e linguaggi dei new media.
La rete è uno spazio in cui si gioca il conflitto contemporaneo, quello fra i nuovi barbari – i nativi mediali, che si muovono a loro agio tra gli spazi immateriali e quelli concretamente tecnologici – e i civilizzati – tesi tra la salvaguardia della tradizione e la promozione dell’innovazione.
Se la prima era della rete – aperta da mosaic – ha visto lo spaesamento incosapervole, lo stupore naturalistico, per lo spettacolo dei nuovi territori mediali che ha portato i civilizzati a costruire la loro residenza (quanti inutili siti vetrina, acquisti di domini da mettere sul biglietto da visita), la seconda era – i motori di ricerca – ha tracciato i confini dei coloni che hanno cominciato ad invadere spazi altrui con i “segni” della civiltà. La terza era – del web 2 – ha visto crescere nel territorio i figli dei coloni accanto ai figli dei barbari; li ha visti convivere: anche nella stessa persona (blogger consulenti del marketing; barcampers che lavorano per il viral marketing; personaggi mass mediali che aprono un blog per scendere in piazza…)
Capita allora che gli indigeni necessitino di un maggiore contatto con la terra, per ribadire la distanza dai civilizzati, per riaffermare quello scarto conflittuale che i sistemi di potere contemporanei hanno esaurito per logorazione. La distinzione si gioca sulla comunità esperienziale, sul we sense mediale e non più su tratti socio-economici, così come la modernità l’aveva caratterizzata.
la sitinzione sta nell’essere indigeni o nell’essere civilizzati.
Tutto qui. Tu da che parte stai?
Update
Un’idea delle reazioni della blogosfera la trovate qui. Potete anche giocare individuando i barbari e i civilizzati.
[…] radiotelevisivi), è un critico attento, raffinato provocatore, spesso pungente. Ma Aldo Grasso è un civilizzatore, non un indigeno. Per tale motivo la sua tesi è profondamente moderna. L’asse portante del suo discorso si […]
“Tu da che parte stai?” suona molto Civil War.. Commento inutile ma era bello dirlo.
@Thomas Galli Ok, lo ammetto. Era una citazione per ComicsFan
E la straquoto.. anche se ad essere sincero dall’ultimo numero mi sarei aspettato di meglio.
Un plauso ai disegni di McNiven, il quale ha portato nuova linfa agli albi Marvel, che ultimamente non erano distinguibili più di tanto dalle pagine di Topolino.
Ok la smetto non è questa la sede.
[…] che gli intervistati rappresentino forse al meglio gli indigeni digitali (molti di loro sì che si sono incavolati per l’occasione mancata e per la pessima figura […]
[…] c’è l’attenzione di “innovatori” e “consolidati” – ma anche di indigeni e civilizzati – per le nuove caratteristiche del mercato, ma anche degli individui e delle relazioni tra loro e di […]