Il digitale come opportunità nell’Italia del coronavirus

La diffusione del Coronavirus COVID-19 sta rappresentando per l’Italia un’opportunità culturale di maggior contatto con le possibilità offerte dal digitale.

E lo fa da diversi punti di vista. Il mondo del lavoro è stato toccato da un decreto che sancisce le possibilità di smart working, un “lavoro agile” che sarà applicabile fino al 15 marzo per i datori di lavoro e i lavoratori residenti e domiciliati nelle Regioni maggiormente colpite. Il mondo della scuola offre per decreto la possibilità di attivare, nell’arco di tempo della sospensione delle attività didattiche, le lezioni online. Il mondo dell’Università, come evidenzia una nota del Ministro Manfredi, affronta l’emergenza facendo sì che le attività didattiche “possono essere svolte, ove possibile, con modalità a distanza”.

Sul piano dei comportamenti di consumo abbiamo assistito alla corsa alla spesa online da parte dei cittadini metropolitani che ha portato alcuni gestori a collassare e alla rincorsa d’acquisto online di generi come mascherine e gel disinfettante che ha prodotto speculazioni. Anche il mercato dell’intrattenimento per adulti ha colto l’opportunità, con le tipiche reazioni di real time marketing che gioca sul margine di ironia e cattivo gusto, così che il sito per adulti xHamster ha deciso di regalare l’abbonamento premium fino alla fine di marzo ai residenti delle aree colpite con più forza dal coronavirus.

Più in generale, a fronte di chiusura di locali, cinema e teatri (come a Milano) e di comportamenti di isolamento in casa la sera, gli analisti indicano come grandi player di streaming come Netflix e Disney+  potrebbero vedere un aumento dei conteggi e delle quote degli abbonati.

E anche le relazioni sociali mediate dalle tecnologie hanno subito un’accelerazioni condizionata dai vincoli sanitari, come i colloqui in carcere attraverso skype.

Il coronavirus, insomma, come acceleratore possibile di pratiche relative a comunicazione, lavoro, educazione e consumo attraverso il digitale, come opportunità che rende il digitale e le sue logiche più familiari anche a parte della popolazione per cui solitamente non lo è o non in questo modo.

Ovviamente questa riflessione non può essere generalizzata alla totalità della popolazione poiché, vale la pena ricordarlo, il tasso di analfabetismo funzione in Italia è elevato – secondo il rapporto Ocse-Piaac del 2017 gli italiani tra i 15 e i 64 anni che vivono in questa condizione sono 11 milioni – ed è certamente non solo limitante per un uso del digitale ma è parte delle ragioni della diffusione del panico informativo nel nostro Paese.

È però vero che questi giorni portano molte categorie sociali a confrontarsi con le possibilità offerte dal digitale e a diffondere un’esperienza e un racconto sul digitale, per una volta, diverso, fatto non solo di ombre ma anche di coni di luce sparsi.

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