La narrazione sul coronavirus come profezia che si auto avvera

Nell’arco di ventiquattro ore la comunicazione sul coronavirus sembra invertire il senso di marcia.

Fino a ieri titoli come questo de La Repubblica rappresentavano una versione tutto sommato moderata. In generale l’informazione sollecitava ed assorbiva allo stesso tempo il senso di inquietudine dei cittadini rilanciandolo con narrazioni che utilizzavano il punto di vista macro sulla questione – come i tassi di mortalità e di propagazione – e quello micro, relativo alla quotidianità, fatta di supermercati svuotati (almeno quelli raccontati dai mass media) e di generi essenziali come mascherine e gel disinfettanti praticamente spariti – ricordiamo tutti gli esempi nei quotidiani, nei TG e nei programmi di intrattenimento di prima serata dei prezzi esorbitanti dell’Amuchina su Amazon.

Si tratta di meccanismi dell’informazione che agevolano la produzione di profezie che si auto avverano, che, nella parole di Paul Watzlawick, sono «una supposizione che, per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria ‘veridicità’»: un modo scientificamente corretto per descrivere quanto accaduto in questi giorni e che fa da premessa alla psicosi di massa.

da Fanpage.it

Oggi, dopo, la riunione indetta dal premier Conte con i ministri e con i presidenti delle Regioni, abbiamo cominciato ad osservare i segnali relativi alla costruzione di una narrazione di segno opposto.

Si tratta di un racconto che precisa come le vittime siano anziani il cui fisico era già debilitato da malattie; vengono esaltate le verosimiglianze con l’influenza – il governatore della Lombardia Attilio Fontana la definisce “poco più di un’influenza”; si puntualizza come l’elevato numero di casi in Italia dipenda da un’incuria nella ricerca di casi nel resto d’Europa…

Immagino si tratti di una strategia pubblica per tranquillizzare i cittadini e i mercati che si intreccia con l’elaborazione psicologica del rischio e un maggior senso dell’effetto coronavirus che si deve alla consapevolezza che si comincia a produrre attraverso un coordinamento nazionale sinora abbastanza assente. E forse nel tentativo che attraverso un nuovo frame si auto avveri una profezia più rassicurante.

2 pensieri riguardo “La narrazione sul coronavirus come profezia che si auto avvera

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