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Epilogo in forma di apologo

Ecco l’epilogo di Etnografia dell’acquisto di libri online

Il legittimo proprietario del pacco deve accompagnare la bambina delle elementari dagli occhi azzurri dalla pediatra. Si chiede come fare per ricevere il pacco che, a quanto sa, deve arrivare solo nelle sue mani.

Il pacco intanto si prepara per essere accolto dalle mani del legittimo proprietario ed uscire dal furgone chiuso che gli impedisce di vedere la luce. E’ l’ultimo miglio, ma i una busta  a soffietto che giace sotto di lui e amante di letture americane gli dice “Non ti rallegrare, è il tuo miglio verde!”. Accanto buste, piccoli paccheti e scatoloni urlano “Pacco morto in movimento!”, strusciandosi contro le pareti del furgone e producendo un assordante rimbombo metallico. Dal suo posto di guida l’uomo dei pacchi sobbalza, ma il rumore cessa in pochi secondi – “Sarà una folata di vento” pensa.

Il legittimo proprietario del pacco decide che il legame consanguineo sarà sufficiente a garantire l’acquisizione del pacco, quindi impone alla videoadolescente di aspettare in casa l’arrivo.

“Ma io mica posso firmare!” sostiene la videoadolescente.
“Ma certo! – dice il legittimo proprietario del pacco– Sei sangue del mio sangue e questo sarà sufficiente a garantire la transizione!

Quaranta minuti nel futuro.

Il legittimo proprietario del pacco torna a casa e trova il pacco a rilassarsi sulla tavola di legno.

– Tutto bene, quindi.
– Si, ma mica mi ha fatto firmare niente. – dice la videoadolescente – Mi ha detto ” Ho un pacco per il legittimo proprietario del pacco“. “Si, mi hanno avvertita” – “Toh!” – “E se n’è andato”.

– Strano – pensa il legittimo proprietario del pacco – la centralinista obbligatoriamente cortese aveva detto che “la firma deve essere la mia e lo possono consegnare solo a me“. Niente vicini dunque… per questo ho pensato al legame di sangue.

Tre minuti nel futuro.

Il pacco è divelto, squarciato, lacerato. Accanto un coltello, Mirto, manico in ulivo, lama in Aisi 420, perni in ottone, distanziali in ottone, lama da 10,5 cm.

– Sei solo l’involucro – pensa – solo cartone e trucioli, ma io credo nel riciclo. Risorgerò a nuova vita.
E’ il suo ultimo pensiero.

Dieci minuti nel futuro.
La mano del legittimo proprietario del pacco apre un bidone verde della spazzatura, quella generica. Non c’è quello della carta in zona. Peccato.

Pensa: – Nessuna firma significa che questo pacco potrebbe non essere mai arrivato. E’ la parola dell’uomo dei pacchi contro la mia.

Ma il pensiero sfugge subito. Il cellulare squilla. Risponde.

La morale? Trovatela voi.

Etnografia dell’acquisto di libri online

Nelle ultime settimane ho acquistato online alcuni libri. A chi di voi non capita?

Così ho potuto fare un confronto tra Amazon e Bol.

Acquisto su Amazon il 16 agosto ed il 18 spediscono il tutto che, con supplemento per la velocità DHL, arriva il giorno 20 ma… non sono a casa. Allora il corriere lascia un professionale foglietto con scritto che ha provato a consegnarlo alle 10 e che ripassa il giorno dopo alla stessa ora. Il 21 agosto mi preparo mentalmente a ricevere il pacco e alle 10.20 suona il campanello e il gentile corriere mi consegna il tutto.

Tutta l’operazione l’ho seguita passo passo dal mio profilo Amazon, potendo meravigliarmi (ma non sono il solo) che da Bergamo a casa mia ci vuole più che dall’America all’Italia, ma seguendo lo stato di avvicinamento dei libri.

Il giorno 18 agosto acquisto altri libri ma su Bol con modalità espresso (ok, prima o poi li leggo, intanto li “stivo” sulla scrivania, che l’inverno è lungo).
Tutto regolare e i tempi sono questi:

  • Spedizione prevista entro il: 25-08-2008;
  • Consegna prevista tramite corriere espresso eBoost entro il: 27-08-2008;
  • e ovviamente:

    Puoi controllare in qualunque momento lo stato del tuo ordine consultando l’area I TUOI ORDINI sul nostro sito. A pacco ultimato sarà comunque nostra cura inviarti una nuova segnalazione via email.

    Scopro da subito che la modalità i informazione utilizzata è laconica e binaria: spedito/non spedito.

    Per giorni non so niente, mentre su Amazon seguivo il mio pacco come una microfiction quotidiana, poi il 25 agosto ricevo una mail da Bol:

    Gentile GIOVANNI BOCCIA ARTIERI ,

    siamo spiacenti di avvisarti che stiamo registrando ritardi di consegna da parte di alcuni nostri fornitori, che ci costringono a domandarti ancora un pò di pazienza rispetto all’evasione del tuo ordine.

    Siamo attivamente impegnati per minimizzare il ritardo nella spedizione dei prodotti da te richiesti.

    Ringraziandoti per la collaborazione, restiamo a tua disposizione per qualunque chiarimento.

    Grazie per l’attesa e la collaborazione.

    Ma come? I libri erano tutti disponibili da subito! Pazienza.

    Il giorno 27 agosto ricevo un sms da bol che mi dice che il mio ordine è stato spedito e che maggiori dettagli li trovo online o in una mail. Infatti trovo una mail che dice:

    siamo lieti di informarti che il tuo ordine è stato completato.

    In coda a questa mail trovi il riepilogo dell’ avvenuto invio.

    Puoi controllare in qualsiasi momento la stato della spedizione, affidata al corriere espresso eBoost, cliccando: XXXX

    Clicco sulla url del mio ordine e… niente. Nè il pomeriggio nè la sera. Il giorno dopo invece funziona e scopro da lì e da una mail spedita da eboost ,che si occupa della consegna, nella quale mi si dice che sono passati ma non ero in casa. Mannaggia. Siamo al 28 agosto. Guardo nella buchetta ma non trovo gentili foglietti con eventuali indicazioni. Per fortuna che guardo la posta regolarmente e sto abbastanza connesso.

    Oggi 29 agosto decido di aspettare in casa, vedi mai che la mattina ripassi il corriere, tanto devo lavorare su alcune cose e sono online. Appena apro una posta, con calma verso le 9, trovo una mail di eboost che mi scrive:

    Gentile Cliente, il destinatario della spedizione numero XXXXX il giorno 29.08.2008 risulta assente. Contatti il numero verde 800 070 050 per nuove istruzioni.

    La mail ha come ora di arrivo le 6.08. Vuoi vedere che stamattina tra le 4 e le 5 sono passati e io non li ho sentiti suonare? Vabbè, telefono. Mi mettono in attesa automatica. Mi cade la linea. Sfiga. Continuo fin verso mezzogiorno a provare tra una pausa e l’altra. Mi risponde una gentile signorina (gentile è il frutto delll formazione al customer care) alla quale spiego che se ieri potevo essere fuori oggi mi è arrivata una mail alle 6 di mattina. Lei conferma che oggi non è passato nessuno e che la mail sta a dire che il paco non è consegnato neanche oggi. Ma il testo l’avete letto? Per inciso, vi metto qui lo stato dell’ordine:

    “Destinatario assente” significa che io non ci sono, non che tu non sei passato. Ok, abbandoniamo le analisi del testo e finiamo la telefonata.

    La signorina mi spiega che se voglio lo passo a prndere domani al deposito (mannaggia, domani non riesco) o me lo consegnano lunedì. Ok, lunedì va bene. Ce l’hanno il mio cell, io sono a casa ma se uscissi a prendere il pane… comunque lo possono lasciare alla mia vicina… insomma… No, niente da fare. La signorina (che ha già tentato 4 volte di farmi metter egiù e passare al prossimo cliente) mi spiega che il cellulare al tizio del corriere non glielo rimborsa nessuno quindi non è detto che lui mi chiami; che la firma deve essere la mia e lo possono consegnare solo a me; che non si sa se e a che ora passa…

    Sono solo piccole banalità del quotidiano, queste; non bisogna generalizzare, nè trarre insegnamenti… eppure c’è qualcosa in questa storia che non mi torna.

    Sul buzz marketing: a proposito di Conigli di plastica e logiche del Capitale

     

    Intervengo su un tema che conosco da vicino e che ha a che fare con un coniglio di plastica che si illumina informativamente e che è stato il premio di un certo festival dei blog e con una discussione che ne è nata intorno, il cui riassunto trovate in questo post di Fabio.

    La cosa mi interessa non tanto in sè ma come spunto per tematizzare la relazione tra buzz marketing e blog.

    E’ evidente che c’è sempre un problema quando su blog personali si tratta di prodotti E’ sempre e comunque buzz.

    Può essere “evocato” dalle imprese che magari regalano in qualche occasione un nuovo cellulare al blogger o semplicemnete glielo presentano affinchè ne parli- in giro per la rete ho letto molte cose che potrebbero andare in tal senso.
    Può essere “indotto” dall’uso gratificante di qualche oggetto acquistato (un libro ad esempio) e che, poiché hai uno spazio dove dici la tua, tratti – se la mettiamo così io faccio Buzz lobbistico in questi giorni su Cultura convergente di Henry Jenkins; tanto perchè sia chiaro ci ho messo pure il link.
    Può essere “coordinato” come i diversi progetti Buzzquestoequello cercano di fare coinvolgendo i partecipanti con punti premio e con il miraggio di avere in regalo/prova prodotti.
    Può essere “di sponda” come nel caso del Nabazcosotag – non metto il link in questo caso per non fare buzz… ma se ne sto parlando nel post faccio buzz? vabbè magari è meno buzz 😉 – e che nasce come racconta Fabio dall’intrecciarsi di idee di gioco (usare il coniglio in una fae della caccia al tesoro wifi) e presenza di un oggetto cool da geek – avremmo potuto dire anche regala due biglietti Aquafan al tuo blogger preferito, ma il premio è venuto temporalemnte dopo ed era solo “per il tuo secondo e terzo blogger preferito” 🙂

    Il resto è il Capitale. Il Capitale come logica e come linguaggio. Il Capitale come capacità di tradurre azioni in valore, di fare del simbolico merce.
    La sua logica nella società contemporanea è ingovernabile – è un modo di funzionamento e allo stesso tempo una lettura del mondo – ed ha a che fare con il fatto che il linguaggio del capitale tende non solo a riprodursi da solo ma ad essere osservato: c’è quindi sui due lati una spontanea visione tesa fra manipolazione e sospetto, che se da una parte tiene alta l’attenzione dall’altra vede ovunque qul inguaggio: perchè quel linguaggio è osservabile ovunque.

    Lo stesso problema, per capirci, ce l’hanno le azioni guerriglia: sputtanare un brand equivale o no ad aumentarne la notorietà? Utilizzare le forme di una marca per denunciarla equivale o no ad una capitalizzazione del suo valore simbolico? Attaccarla equivale già a dire che il suo simbolico vale.

    D’altra parte praticare la cultura del sospetto è più che legittimo. Serve a tenere alta l’attenzione sulle forme in cui la logica del Capitale si manifesta. Serve a mettere in connessione fatti ed offrire la possibilità di riflettere. Resta il problema che vedere il Capitale dappertutto è il segnale che la logica del Capitale è stata Interiorizzata, che ne sei stato assorbito e che tendi a riprodurla.

    Preferisco il rischio dell’uso di un linguaggio giocoso e ironico – “il coniglio mannaro”, “io gareggio eprchè volgio quel maledetto coniglio” – capace di giocare con le merci e metterle in gioco e lasciare ai blogger che usano il coniglio -nel nostro caso – il compito di sputtanarlo se funziona male, se ha limitazioni, ecc. o anche il rischio di lodarne le funzioni o esplicitarne la passione… insomma lascio il campo, come mi sembra essere capitato in questo caso, alla capacità dei singoli di oscillare tra capacità di attenta osservazione e divertimento. Forse proprio il divertimento e le conversazioni ludiche che mettono in primo piano la dimensione affettiva e relazionale fanno parte di quell’ececdenza che la logica del Capitale non può trattare.

    Le mie Conversazioni dal Basso

     

    Si è conclusa ieri la due giorni delle nostre Conversazioni dal basso versione fun e chiacchiera da barcamp diffusa e permanenete.

    Se tutto ha funzionato (in tutti i sensi) è perchè ci sono moltissime persone da ringraziare. Io faccio una mia long list (ma mi dimenticherò sicuramente di qualcuno) con nomi e alcune volte anche con cognomi. Sono solo link, ma valgono come un ringraziamento per la partecipazione, l’impegno, il divertimento che ci hanno messo.

    Grazie soprattutto a Fabio che ha retto le sorti di tutto diventando ubiquo e a Luca che si è fatto in quattro perchè non vi accorgeste se le cose non funzionavano.

    Grazie a Federico Fasce, senza di lui non avremmo avuto enigmi che hanno fatto sputare sudore e versare lacrime e perchè ci incontreremo presto anche se lui non lo sa 🙂

    Grazie a Mescaline e alla sua voce 🙂 che ha saputo mettere in narrazione le cose e a Etere che ha dato forma con i suoi disegni alla nostra immaginazione.

    Grazie a Niko e a tutti i ragazzi dell’UWICLab che hanno aiutato il dio del wireless a far marciare le cose.

    Grazie alla squadra dei vincitori della Tresure Hunt per aver dimostrato che era possibile vincere e per aver messo fine all’incubo delle altre squadre. Grazie a quelle che non hanno vinto per la capacità di odiare in silenzio i vincitori del coniglio.

    Grazie a DElyMyth per avere rappresentato alle premiazioni la sua squadra e aver fatto un bel reportage fotografico

    Grazie a Pinko per tutto il lavoro fatto in background e per aver fatto da balia al coniglio mannaro per un intero pomeriggio.

    Grazie a Giorgio e Giulio (fondamentali nella preparazione dei “dettagli”) e a Antonio, perchè fare i Gonzi con il freddo che arriva e le ore che passano non è facile.

    Grazie a Laura , Stefania  e (ancora) Antonio che hanno reso possibile fare ricerca in un contesto di gente che fugge da una parte all’altra, viene intevistata da media mainstream e prende aperitivi al bar.

    Grazie a Giuseppe Granieri per la sua calma inoppugnabile, per le conversazioni intelligenti e per avermi trascinato in un nuovo mediamondo.

    Grazie a Lele Dainesi per aver portato la sua capacità autoironica e perchè dietro a questa trovate la capacità di leggere in modo lucido il presente (e per una foto di un geko tatuato).

    Grazie a Luca Conti per la capacità di interagire con tutti, diffondere perle di saggezza come fossero chiacchiere fra amici.

    Grazie a Massimo Russo per la sua visione della rete, per essere sempre disponibile a scambiare opinioni, perchè avrebbe voluto partecipare alla caccia al tesoro ma lo abbiamo obbligato a lavorare nel backend.

    Grazie a Roberta, compagna di questa avventura dalla prima ora, per le occhiaie che la lettura di blog le ha prodotto 🙂 e perchè senza il suo appoggio (anche “materiale”) questo “oggetto” non esisterebbe.

    Grazie ad Antonio Sofi per condividere alcune visioni da “indigeni”, per l’avventura che affronteremo e per le fotografie che -nonostante la maldicenza di alcuni – ha fatto.

    Grazie a Valentina per le chiacchiere in auto e per essersi resa disponibile, nell’eventualità, a spingere.

    Grazie a Fabio Cristi che oltre a dover nascondere adesivi nella borsa ha supervisionato le attività della Tresure Hunt al campo base.

    Grazie a Serena per la sua doppia identità durante i giorni del festival e per preferire questo lato della storia.

    Grazie ai ragazzi del Lab20 (Chiara, Gabriele, Stefano e Annalisa) che ce l’hanno messa tutta, ma le salite di Urbino e gli enigmi di Federico hanno avuto il sopravvento 😉

    Grazie a 4EveR YounG  perchè è stato presente in tutte le fasi e come i caschi blu dell’ONU ha garantito, da osservatore, che le cose si svolgessero con regolarità 🙂

    Grazie a tutti quelli che hanno partecipato al Blog Award e a coloro che li hanno segnalati. Grazie ai finalisti presenti (oltre ad Sntonio Sofi) come Le Gatte e Minimarketing (ché secondo è molto più 2.0).

    Grazie a tutti quelli che sono venuti e a quelli che avrebbero voluto venire e a quelli che ci hanno seguito su conversazioni dal basso.

    Grazie anche a quelli che ho dimenticato (e a chi mi ha offerto una birra venendo da Vasto).

    Con tutti voi l’appuntamento è ad Aprile 2008 a Pesaro.

    Comprate le nuove agende e disegnate una carota su aprile :).

    La caduta dei blog: indigeni e perline

     

    Dopo due nottate votate all’analisi dei blog candidati al Blog Awards – ma senza le occhiaie che certa stampa ben informata osserva – mi preparo mentalmente per una visita a Strati della Cultura – imperdibile il dibattito di Sabato 13 sugli Strati in rete – poi a Urbino di corsa per la caccia al tesoro.

    Di questo riparleremo. Adesso mi interessano le occhiaie.

    Ho seguito tra le pieghe del tempo i rumori della blogosfera (ad esempio qui e qui e qui) a proposito dell’articolo di Stefeano Landi per il magazine del Corriere della Sera (se qualcuno ancora non l’avesse letto lo trovate gentilmente offerto da DELiMith).

    Un ottimo esempio di quando un tema diventa talmente mainstream da essere trattato giornalettisticamente.

    Inutile cercare le tante lamentele in rete dei blogger intervistati che fanno la figura di arrampicaclassifiche pronti a regalare la madre -wireless- sul blog per attirare accessi. Basta leggersi il commento di Geekissimo a questo post che lo chiama in causa per scoprire quanto è arrabbiata la blogosfera: si richiede una smentita al giornalista perchè

    Questa sua menzogna da bar, sta avendo una ripercussione nei miei confronti molto dannosa, con danni morali e d’immagine enormi. Ora, se entro 48 ore non uscirà un comunicato ufficiale di rettifica sul Quotidiano Corriere della sera cartaceo e sulla versione web, andrò presso le autorità giudiziarie e sporgerò regolare deuncia. Inoltre mi recherò dal mio avvocato, gia messo al corrente dell’accaduto per procedere a un risarcimento danni milionario. Spero vivamente per lei che riesca a risolvere il tutto, perchè non scherzo, e sono INCAZZATO come una iena.

    Inutile prendersela con un giornalista che fa un pezzo di costume mettendo in luce il marciume sottotraccia che il buonismo della blogosfera tiene sopito (da biechi trucchi per portare traffico e guadagnare soldi alla maniacalità).

    Inutile prendersela con un giornalista che (a detta di molti degli intervistati in rete) travisa concetti e parole, taglia e cuce a suo piacimento, non ha interesse scientifico per la cosa e forse i blogger gli stanno pure un pò sulle p@//e (Napolux riporta una risposta del giornalista ad una sua mail che fa più o meno così: “per il resto io continuo a fare il giornalista, tu il blogger. non sento la necessità di aprire un blog oggi, nemmeno di scalare la classifica di blogbabel”

    L’articolo parla un linguaggio che è quello dei media di massa ad un pubblico che è quello dei media di massa. Si parla dei blog citando cifre come fossere audience, mettendo in luce la dimensione di business, ecc. E la blogosfera ci casca.

    Non che gli intervistati rappresentino forse al meglio gli indigeni digitali (molti di loro sì che si sono incavolati per l’occasione mancata e per la pessima figura che la blogosfera fa) ma pur non essendo le notissime blogstar non si tratta di sprovveduti.

    Il problema, cari blogger, è che i media di massa sono un altro territorio. Non si può scendere a patto con i civilizzatori, parlare il loro linguaggio, stare nella loro terra e lamentarsi di essere traditi. Vi hanno dato le perline e le avete prese. La prossima volta agite come guerriglieri, usate le vostre tattiche per cambiare la semantica che i media utilizzano per spiegarvi. Non vi piegate al linguaggio. Non cercate di raggiungere le masse. Non dite che i bar camp sono come le chat, che i blogger italiani sono superficiali e i professionisti sono altrove… il giornalista gongola quando si trova di fronte a quello che vuole sentirsi dire 🙂

    Portateli piuttosto nei vostri linguaggi, dentro le logiche connettive, nelle emergenze che le intelligenze distribuite in rete producono, smontate la loro civilizzazione mostrando la vostra natura di indigeni.

    Blog awards and rabbit code

    I blog sono un tema ormai talmente mainstream che ci si può fare un festival! I blogger italiani hanno maturato un we sense talmente solido negli ultimi anni che si possono mettere in gioco!

    Dietro c’è qualcosa di più – più avanti farò un post al proposito. Ma intanto leggetelo così l’Urbino awards 2007 che premierà 3 blog per ognuna delle categorie scelte: Marketing ed azienda, Giornalismo, Politica ed istituzioni, Intrattenimento, Giovani Blog (Kindergarten).

    Il primo premio per ciascuna categoria è un coniglio Nabaztag, una specie di inUtile oggetto tecnologico di culto che da quando sbrilluccica al LaRiCA miete attenzioni che neanche la pet terapy riesce a produrre.

    Poichè le candidature le fa Larete – soggetto collettivo a stampo animistico – la campagna che abbiamo deciso di lanciare è “Regala un Nabaztag al tuo blogger preferito” – segue immagine che potete diffondere come un virusconiglio in rete.

     

    Le modalità di candidatura sono sul wiki, luogo nel quale potete, poi, candidare il vostro blog/ger preferito.

    Vince chi ottiene più punti carota. Segnalate gente, segnalate.

    Update

    [Youtube=http://www.youtube.com/watch?v=i0YjNyPmJEQ]