Le teorie delle comunicazioni di massa e la sfida digitale

 

Oggi è ufficialmente uscito il volume “Le teorie delle comunicazioni di massa e la sfida digitale” scritto con Sara Bentivegna.

Si tratta di una sfida, quella di mettere alla prova teorie e concetti formulate prima che l’ecosistema mediale assumesse i tratti oggi sotto i nostri occhi e in cui legacy media e media digitali si sollecitano reciprocamente. In prayica la domanda a cui abbiamo provato a rispondere è: le teorie e i concetti formulati e utilizzati per dare conto della presenza delle comunicazioni di massa nella società possono essere ancora utili visto che i media contemporanei stanno “demassificando” la comunicazione di massa?

Nella ricostruzione dell’evoluzione delle teorie che offriamo nel volume abbiamo adottato un approccio teso alla ricomposizione e revisione nell’intento di individuare ed evidenziare punti di forza e punti di debolezza propri di ciascuna teoria al momento della messa alla prova in un contesto nel quale convivono legacy media e media digitali. Nel fare ciò, abbiamo tenuto presente che «i nuovi media impongono sfide ai nostri modelli, ma costituiscono anche l’occasione per rivalutarli» (Chaffee, Metzger, 2001). Anticipando il risultato dell’analisi che trovate nel volume, possiamo dire che molte delle teorie delle comunicazioni di massa che hanno segnato la storia della disciplina sono in una condizione di buona salute e non rischiano affatto di finire in un polveroso archivio. D’altra parte, dubbi al riguardo erano stati espressi anche dagli stessi studiosi che avevano ipotizzato tale esito per alcuni concetti centrali (come il flusso a due fasi della comunicazione, l’opinion leader, l’esposizione selettiva, la spirale del silenzio e la coltivazione) della communication research: «questi concetti ci sono stati molto utili, almeno dal punto di vista della riflessione e dell’ispirazione. E lo sono ancora. Essi si mostrano ancora vitali e possono essere oggetto di aggiustamenti: Charles Wright definisce tale intervento un “riciclo”. Forse dovremmo ripensarci prima di archiviarli» (Katz, Fialkoff, 2017).

Un ripensamento doveroso, potremmo dire, alla luce del fatto che i media digitali non hanno spazzato via i media tradizionali o, per dirla in altro modo, «i mass media ancora esistono nel ventunesimo secolo ed è probabile che continueranno a sopravvivere ancora a lungo» (Metzger, 2017). La sfida lanciata dal digitale non ha avuto come esito la scomparsa delle comunicazioni di massa. Essa ha, invece, prodotto un riaggiustamento dell’ecosistema mediale a seguito della presenza di nuove dimensioni come quelle relative alla trasformazione dei pubblici, ai processi di empowerment, alle dinamiche strutturali di polarizzazione, ecc. Tuttavia, le teorie delle comunicazioni di massa mostrano ancora una loro utilità. In conclusione, condividiamo quanto dichiarato da altri studiosi, vale a dire che «le vecchie comunicazioni di massa non muoiono mai; they just readjust» (Weiman, et al. 2014). O, perlomeno, è quanto hanno fatto fino a oggi.

 

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